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Cacciari: “Vi spiego perché questo obbligo vaccinale è una vera ipocrisia. Cosa faremo”

Pubblicato il 07/01/2022 10:12 - Aggiornato il 07/12/2022 18:20

Il Consiglio dei Ministri il 5 gennaio ha approvato all’unanimità l’obbligo vaccinale. Per ora riguarda solo gli over 50. Apparentemente. Anche perché il green pass, di fatto, rappresentava e rappresenta già un obbligo vaccinale più esteso. È solo mascherato, e permette allo Stato di non compiere l’assunzione di responsabilità in caso di possibili effetti collaterali dati dal vaccino. E il nodo ora è proprio sulla revisione del consenso informato. A tal proposito, Il Giornale d’Italia ha raggiunto telefonicamente il filosofo Massimo Cacciari, da sempre critico nei confronti delle politiche attuate dal Governo per arginare la pandemia da Covid-19, tanto da aver più volte parlato di “democrazia in pericolo”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ha spiegato Cacciari: “Non ho ancora visto il Decreto, dovrò studiarlo e poi con la Commissione Dubbio e Precauzione (Dupre) diremo la nostra, non farò infatti più dichiarazioni personali. Con il Centro di Controinformazione di Torino faremo un’analisi scientifica dei provvedimenti e produrremo dei documenti ufficiali”, sottolinea il filosofo. A caldo il Professore tuttavia commenta: “Mi sembra un’ipocrisia, perché di fatto l’obbligo vaccinale c’era già”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Se si parla di obbligo vaccinale credo che ci vorrà un provvedimento di legge, non basta un decreto. Non so in che modo sia formalizzato questo obbligo, bisogna capire”. Gli unici esenti sono coloro che presentano comprovate esigenze mediche. Tuttavia il Cacciari è scettico: “Le comprovate esigenze mediche non sono state praticamente mai riconosciute”, conclude. La posizione di Massimo Cacciari pare dunque ancora la medesima, ribadita sempre a Il Giornale d’Italia lo scorso settembre, dove già sottolineava: “Ormai vige l’obbligo e stop. L’obbligatorietà è prevista dalla nostra Costituzione ma è vincolata al rispetto della dignità della persona”. “Questo significa due cose – aveva specificato -. Uno che la persona sia perfettamente informata – e chiaramente non è questo il caso – e due che non ci sia alcun rischio per la salute del soggetto che assume il farmaco”. Ora si attende di capire che direzione prenderà la revisione del consenso informato.

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