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Gaffe, riforme zoppe e boss scarcerati: così è sparito Bonafede. Che fine ha fatto il ministro?

Che fine ha fatto Bonafede? Lo avevamo lasciato alle prese con le scarcerazioni dei boss mafiosi, dopodiché è sparito dalla circolazione. Certo, per lui è stato impossibile rubare la scena alla Azzolina, la quale ha conquistato le pagine di ogni giornale a suon di danni al mondo della scuola. E non è un caso se proprio loro due, Azzolina e Bonafede, sono in cima alla lista dei ministri che rischiano di più il posto in vista di quel rimpasto di governo cui i sottosegretari Buffagni, Castelli e Cancelleri starebbero guardando sempre più intensamente. Ma, come racconta Salvatore Merlo su Il Foglio, “no, lui non si può sostituire. Perché è amico di Conte”, dicono quelli che starebbero lavorando al rimpasto.

E così Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, “è diventato per i grillini l’inamovibile ectoplasma del governo, il fantasma di Via Arenula, il ministro che tutto doveva riformare e su cui invece è presto precipitata l’ombra del sospetto (“ci è o ci fa”?). Ombra nella quale, bisogna riconoscerlo, lui si è saputo nascondere fino a scomparire: dove sta Fofò? Il ministro e avvocato che confonde il 416 bis con il 41 bis e che si vide accusato di aver provocato la scarcerazione di alcuni boss della mafia, sarebbein teoria – il capo delegazione del M5s al governo. Insomma il rappresentante del partito di maggioranza relativa. Quello che parla. Quello che tratta. Uno importante. In vista. Ma chi lo vede più?”.

E la domanda è proprio questa. Un po’ perché dovevano difenderlo dai guai che aveva combinato con le scarcerazioni, un po’ perché sempre più in confusione. E come funziona sempre in questi casi, meglio sparire e far calmare le acque. Tanto i riflettori ora sono tutti sulla Azzolina. Racconta ancora Merlo: “Quando i colleghi del Movimento devono mandare qualcuno a discutere con quelli del Pd, ormai si rivolgono a Luigi Di Maio o a Riccardo Fraccaro. La sola idea che a negoziare su legge elettorale e fondi europei con una volpe come Dario Franceschini possa andare Fofò, provoca tra i ministri grillini inarcamenti di sopracciglia e precipitare di braccia”.

Ma il fatto è che Bonafede fa il Guardasigilli. Ed è difficile scomparire dai radar. Specie se, come fa lui, se ne combina una dietro l’altra. “In principio fu la ben nota legge Spazzacorrotti, ‘scritta così male che rischia di alimentare la corruzione’, come disse Raffaele Cantone, e infatti ben presto dichiarata parzialmente incostituzionale dalla Consulta dopo che anche l’avvocatura dello stato, tra sarcasmo e svenimenti, ne aveva chiesto la disapplicazione. A quel punto venne anche la cosiddetta riforma della prescrizione, ‘uno strabismo legislativo’ (Gherardo Colombo), ‘una mostruosità’ (Carlo Nordio). E infine arrivò la figuraccia dei tre boss della mafia scarcerati”.

E lui che fa? Che fa Fofò? Sparisce, ovviamente. Addio dichiarazioni, addio comparsate in tv. La logica è: sparire per restare. E in questo il Movimento 5 Stelle è una bella palestra: sul rimanere incollati alla poltrona potrebbero scrivere un trattato. Come quello che inizialmente scrissero su come lasciarla. Peccato sia finito nel dimenticatoio. Come Bonafede.

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