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“Ingaggiati” 5 costituzionalisti da Autostrade: dovranno provare a smontare la revoca

Autostrade adesso prova il tutto per tutto e “arruola” 5 costituzionalisti che avranno il compito di provare a smontare la revoca delle concessioni. Infatti, Massimo Schintu, direttore generale di Aiscat (la casa madre delle società che hanno in mano le concessioni autostradali) an drà con loro a Montecitorio per essere ascoltato dai deputati delle commissioni competenti. Come racconta Giuseppe Colombo su HuffingtonPost, “i cinque costituzionalisti tuoneranno contro le norme sulle concessioni cambiate dal governo con il Milleproroghe. Diranno che sono incostituzionali. Di più: possono essere contestate davanti al Tar, in tempi brevi”. Ecco dunque la strategia di Autostrade.

“Leggendo in controluce la mossa di Autostrade in Parlamento – sottolinea Colombo – si capisce come l’obiettivo sia quello di mettere pressione sulla decisione del governo. Così come approvate in Consiglio dei ministri, le norme sulle concessioni contenute nel Milleproroghe abbassano notevolmente il risarcimento che lo Stato rischierebbe di pagare ai Benetton. Da 23 miliardi a 7. I costituzionalisti, tutti professori di rango di università prestigiose, porteranno i loro pareri per smontare – dal punto di vista costituzionale, amministrativo e anche del diritto europeo – la fattibilità di questo sconto”.

Un altro segnale di Autostrade al governo è l’approvazione del nuovo piano industriale: inserendo una forte accelerazione sulle spese di manutenzione e l’impegno a stravolgere il monitoraggio sull’intera rete autostradale gestita dalla società, affidando il tutto a un sistema messo a punto con Ibm. Sono specchi per le allodole, però. L’unica linea deve essere quella della revoca e della nazionalizzazione della rete. Perché conviene allo Stato e ai cittadini, come spiegato in un approfondito articolo pubblicato qualche giorno fa.

Ma il “potere” dei Benetton muove influenze sul governo da più fronti, compreso quello dei mercati. “I timori legati alla revoca hanno fatto capitolare Atlantia a Piazza Affari. Le tre principali agenzie di rating – Moody’s, Fitch e S&P Global – hanno tagliato il rating di Atlantia a ‘spazzatura’, sottolineando gli accresciuti rischi di una revoca con un indennizzo fortemente ridotto rispetto alle previsioni della concessione e il fatto che l’indennizzo non verrebbe pagato immediatamente”.

La palla dunque è del governo, ma se i 5 stelle restano granitici nel sostenere che l’unica strada è la revoca, Renzi continua a dire no: “Chi vuole fare la revoca deve avere le carte in regola, non deve farlo per prendere un like sui social, altrimenti costringe i nostri figli e nipoti a pagare decine di miliardi ad Autostrade”. E poi c’è il Pd, che tentenna tra il sì e il no. Alcuni, spiegano fonti di governo, sono per la revoca, altri no. C’è bisogno ancora di tempo per arrivare a una decisione. E speriamo sia quella definitiva: rimettere le Autostrade nelle mani dello Stato.

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