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Ecco come il Green Deal europeo rischia di diventare l’ennesimo regalo dell’Europa alla Germania

L’Europa si tinge di verde, con un piano ambientale di colossale dimensioni e che richiederà sforzi importanti , varato per cercare di mettere un freno ai cambiamenti climatici accelerati dallo sconsiderato intervento dell’uomo. Un programma approvato dalla nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen che, numeri alla mano, impegnerà gli Stati membri in investimenti che da qui al 2030 sono quantificabili in 10 miliardi di euro. E che però non ha mancato di far discutere in queste ore, con diverse testate a sottolineare come dietro la svolta green ci sarebbero in realtà i colori della bandiera tedesca.

Bruxelles si è posta come obiettivi quello di raggiungere le zero emissioni entro il 2050, un traguardo ambizioso che andrà raggiunto seguendo il Green Deal appena varato. E che però contiene alcuni punti che sono stati sottolineati per la loro presunta iniquità. A vantaggio, ovviamente, di quella Germania che dell’Unione è da sempre motore principale, pensare tanto per avere chiaro il concetto ai favoritismi dei quali continuano a godere le banche tedesche rispetto agli istituti degli altri Stati.

A rimetterci, ancora una volta, rischia di essere infatti soltanto una parte dei Paesi che fanno parte dell’Ue, tra i quali un’Italia già da tempo impegnata severamente sul fronte della sostenibilità ambientale. Pensare soltanto alle emissioni di gas serra che, in rapporto al Pil, sono inferiori del 21% rispetto alla media dell’Unione. Dei miliardi stanziati per il Green Deal europeo, il 10% andranno a finire nel Just Transition Fund, fondo di transizione energetica incaricato di attuare la riconversione economica delle zone europee maggiormente dipendenti dai carburanti fossili. Ci si aspetterebbe che siano i Paesi europei più poveri a beneficiarne maggiormente. E invece fa capolino anche la Germania.

Berlino è la maggiore produttrice di energia elettrica proveniente da centrali a carbone di tutta Europa, vero. Ma vanta anche un’economia decisamente più florida rispetto a Paesi come Polonia e Repubblica Ceca. Eppure, al pari di questi Stati, potrà ottenere a sua volta le agevolazioni previste. Il tutto nonostante i tedeschi, visto lo stato di salute dei conti pubblici, abbiano avuto tempo e possibilità molto superiori per iniziare a preparare la svolta verde. Una situazione che fa già gridare allo scandalo, con accuse alla Merkel di volersi mangiare la fetta più grossa della torta green. E che risolleva un vecchio interrogativo: quand’è che l’Europa sarà veramente equa e democratica?

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