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Partite Iva, in 3 anni ne sono morte 3 milioni. I grandi oppressi e dimenticati dallo Stato

Non lo dice qualche eversivo e nemmeno il più acerrimo nemico del governo. A lanciare un disperato allarme è direttamente Federcontribuenti, numeri alla mano. In 3 anni sono morte 3 milioni di Partite Iva, e il 25% degli autonomi vive sotto soglia di povertà. A riportare i dati è BergamoNews, che alla fine del 2019 ha tracciato un bilancio dell’anno horribilis delle partite Iva: “Con un fatturato di 45 mila euro, pagando tutte le imposte, resta un guadagno netto di 17 mila euro, con quale coraggio parlano di carico fiscale ridotto? Nel 2020 non avremo alcuna crescita economica, saremo ancora ultimi tra tutti i Paesi Ocse e questo perché resta la tendenza ad assassinare fiscalmente chi produce denaro ed occupazione”.

Senza permessi o ferie pagate, senza il diritto ad ammalarsi e solo il 25% riesce a tenere aperta la Partita Iva fino all’età pensionabile “perdendo tutti i contributi Inps e Inail ed Enasarco”. Il reddito medio di una Partita Iva è calato di 7 mila euro negli ultimi 10 anni. Un dipendente senza persone a carico costa al datore di lavoro il 47,88% in più rispetto al netto che percepisce. “Non c’è lavoro, mi apro una Partita Iva per creare lavoro e occupazione e cosa fa lo Stato? Mi giudica evasore fiscale sul nascere e mi taglieggia senza sosta e logica”.

Si legge ancora nell’articolo: “Gli autonomi sono 5,3 milioni, il 23,2% degli occupati e sono in forte calo rispetto al 2016 quando contavamo una armata di 8,6 milioni di Partite Iva. Cioè meno 3,3 milioni di lavoratori in circa 3 anni e molti meno sopravviveranno al 2020″. Il 71% sono persone fisiche e negli ultimi 10 anni hanno chiuso più di 257 mila imprese attive: “Il 25,8% degli autonomi vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat”.

Perché un piccolo imprenditore non deve avere diritto ad ammalarsi? Perché non deve aver diritto a delle ferie pur oppresso da mille adempimenti fiscali? Per cosa versa tutte le tasse? E poi un altro scempio, pagare le tasse sui soldi che ancora non sono stati guadagnati: “Si chiama imposta sul valore aggiunto laddove un autonomo deve anticipare soldi allo Stato su un ipotetico guadagno. Proporremo una serie di iniziative legislative contro tutti questi adempimenti fiscali che rischiano di decapitare quei lavoratori che rappresentano il motore economico del Paese. La pace fiscale ha fallito, occorre tagliare del 60% tutti gli adempimenti fiscali e burocratici, snellire le procedure e prevedere una maggiore elasticità nelle scadenze per evitare continui ricalcoli e cartelle esattoriali che mettono a rischio attività lavorative sane”.

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