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Negata l’estradizione di Julian Assange negli Usa! Vince la libertà d’informazione

Arriva un’ottima notizia per chi combatte ogni giorno contro la libertà d’informazione. La giustizia britannica ha infatti negato l’estradizione del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, negli Stati Uniti e ordinato la liberazione dal carcere. La giudice Vanessa Baraister ha così respinto, a sorpresa, la richiesta avanzata dagli Usa di portare Assange negli States, dove è accusato di spionaggio e pirateria informatica “per aver contribuito a diffondere file riservati americani relativi, tra le altre cose a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq”. Un’accusa per la quale il fondatore australiano del celebre portale rischiava una condanna a 175 anni.

Immediato il commento della Freedom of the Press Foundation, nota ong statunitense: “L’accusa contro Julian Assange è una delle minacce più pericolose alla libertà di stampa da decenni. Il verdetto rappresenta un enorme sollievo. Anche se la giudice non ha preso la sua decisione a tutela della libertà d’informazione, ma decretando essenzialmente il sistema carcerario Usa troppo repressivo, si tratta comunque di un risultato che protegge i giornalisti”.

Subito dopo la sentenza, scene di giubilo hanno salutato la decisione del giudice Vanessa Baraitser. Assange, 49 anni, aveva sulla sua testa 18 accuse di cospirazione per aver hackerato computer del governo degli Stati Uniti e la pubblicazione di documenti militari riservati, incluso un video di un attacco con elicottero Apache del 2007 a Baghdad in cui sono state uccise una dozzina di persone, tra cui due giornalisti Reuters. Nella sua sentenza la Baraitser ha affermato che i diritti alla libertà di parola non forniscono “una discrezione illimitata da parte di Assange per decidere cosa pubblicherà”.

Il magistrato ha, inoltre, motivato la sua sentenza precisando che ci sono i rischi che Assange possa suicidarsi. La giudice ha dunque respinto le affermazioni della difesa, secondo cui Assange sarebbe protetto dalle garanzie legate alla libertà di espressione, affermando che la sua “condotta, se provata, ammonterebbe in questa giurisdizione a reati non protetti dal diritto di libertà di stampa”. Tuttavia, ha detto, il 49enne soffre di depressione clinica, che si aggraverebbe se dovesse affrontare l’isolamento cui sarebbe probabilmente sottoposto nelle carceri del Paese nordamericano.

Assange, ha detto la giudice, ha “le capacità intellettuali e la determinazione” per aggirare qualsiasi misura di prevenzione del suicidio che le autorità possano applicare. Baraister si è detta persuasa della “buona fede” degli inquirenti americani e ha respinto le contestazioni della difesa contro i timori di un processo iniquo Oltreoceano. Ma ha negato comunque l’estradizione, definendo insufficienti le garanzie date dalle autorità di Washington a tutela dal pericolo di un eventuale tentativo di suicidio. Washington ha già annunciato di voler ricorrere in appello.

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