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Un vaccino fiscale per guarire l’economia (ammazzata più dal governo che dal Covid)

Facciamo il punto. Il vaccino, la crisi di governo, il Recovery Plan e la pelle dei cittadini. Sono giorni concitati e occorre ritirare le file di un discorso ampio. Partiamo dalla libertà di non potersi vaccinare di cui ci sarebbe da discutere a lungo e seriamente. I cittadini dovrebbero infatti avere il diritto di scegliersi se vaccinarsi ora – con le carte, i dati e i contratti secretati – o quando sarà invece tutto limpido e trasparente. Ad oggi non sappiamo ancora nulla circa il contenuto dei contratti tra commissione europea e case farmaceutiche. La scienza si basa sulla trasparenza degli studi. Qua invece ci nascondono le clausole contrattuali, e a far drizzare le antenne c’è anche il fatto che le aziende farmaceutiche si sono immunizzate dalle responsabilità sugli effetti a medio e lungo termine dei vaccini, trasferendole in capo ai governi. I quali, se dovessero rendere obbligatorio il vaccino, si prenderebbero la responsabilità sui risarcimenti per eventuali danni.

A chi obietta che però ci sono tutte le certificazioni dell’Ema si potrebbe portare in risposta un esempio molto calzante: anche quando scoppiò la crisi dei mutui subprime, era tutto certificato con tripla A da enti indipendenti. Che però così indipendenti non erano, come si è visto. E poi: qualcuno sa qualcosa del presunto piano vaccinale? Al governo regna una manifesta incapacità di elaborare un progetto serio. L’unica cosa a cui sono stati in grado di pensare è il “patentino vaccinale” che rischia di escludere migliaia di persone dalla possibilità di poter andare in aereo, e forse anche al ristorante e nei centri commerciali. È follia.

Per questo su questo fronte si stanno già organizzando iniziative, con il leader di ItalExit, Gianluigi Paragone, in testa: “Se passa una roba del genere – ha dichiarato in un’intervista al Tempo – scenderemo in piazza e organizzeremo una class action. Sui diritti degli individui l’unico titolato a decidere è il Parlamento, non si discute”. E mentre tutto resta vago e in ombra, l’unica certezza è il ritardo clamoroso dell’Italia, dalle dosi che scarseggiano alle siringhe. Per non parlare del reclutamento di medici e infermieri. È dunque evidente l’ennesimo grave errore del governo di affidare anche questo piano vaccinale a Domenico Arcuri, il supercommissario delle gaffe, dei ritardi e dell’approssimazione.

Ma il governo al momento ha altro a cui pensare, e cioè a salvarsi le poltrone. La crisi ci sarà, anche se non porterà al voto. È solo una sfida tra ballerine di prima fila, con esibizioni così raffinate che Roberto Bolle in confronto a Renzi e Conte è un dilettante. Fanno le piroette sulla pelle di un Paese in sofferenza. Però una cosa è certa: Conte è diventato pericoloso: non ha un partito ma vuole controllare i servizi segreti e i dpcm ormai sono diventati un’arma impropria. Giusto cambiare la guida a Palazzo Chigi. Anche se ancora più giusto sarebbe andare alle elezioni. Ma basta pensare al Movimento 5 stelle per capire che le urne sono lontanissime. Il M5S è la classica tigre che è diventata un cagnolino di peluche con la faccia di Vito Crimi.

Capitolo Recovery Plan, ossia la più grande “fake” europea. Soldi in prestito vincolati a progetti tutt’altro che urgenti. Urgente invece è abbassare la tassazione, tutelare i posti di lavoro. Calmierare le bollette, far pagare alla pubblica amministrazione i debiti nei confronti delle imprese. Invece si parla di ecologia e di altri bonus. Bonus che sono percorsi a ostacoli. Gimcane nel labirinto della burocrazia dove vince chi arriva primo. E quando giunge al traguardo, gli dicono che i soldi sono finiti. E l’impiegato che dovrebbe aiutarlo è in smart working.

Per concludere, torniamo all’inizio: serve un vaccino, sì, ma che sia un vaccino fiscale. Il reset. Il Giubileo. L’ipercondono. Questo Paese può ripartire solamente azzerando le sofferenze bancarie degli imprenditori. Le imprese sono martoriate dal lockdown, che ti impedisce di tenere aperta la tua attività. Sono massacrate dalla lentezza della giustizia che impedisce di vedersi riconoscere i crediti. Sono sferzate dalla burocrazia che non ti paga. Però Conte ha fatto regali di Natale ai soliti poteri forti. Alitalia ha preso soldi, i ristoratori no. La revoca della concessione ai Benetton è rimasta un sogno. Da quest’anno arrivano regali ai signori dell’energia e delle bollette. Stanno brigando per regalare Mps a Unicredit, con un incarico all’ex ministro dell’Economia Padoan. Questa è la stiuazione.

Inoltre, da quest’anno arriva anche il nuovo regolamento sui conti correnti: chi va in rosso diventa un cattivo pagatore. Una regola partorita dalle menti criminali europee. L’Abi si sveglia sempre a cose fatte, come accadde per il bail-in. E alla fine la fregatura arriva sempre ai correntisti. Ma anche agli esercenti: gli spillano soldi in ogni modo, con il Pos, con il contactless, con la consegna del cibo a domicilio, con le chiusure forzate. Per agevolare il commercio elettronico, fanno tramontare le vetrine italiane. Con i signori delle piattaforme online che evadono e sfruttano i lavoratori a norma di legge.

Per concludere, si è realizzata finalmente la Brexit. La dimostrazione che quella è l’unica strada da seguire perché questa Europa ci spingerà nel baratro. Gli Stati e i Parlamenti devono tornare protagonisti. Altrimenti arrivano i meta-Stati: banche, Ue, multinazionali. No, dobbiamo tenerci stretta la Costituzione italiana e la sovranità popolare. Sveglia gente!

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