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“Acqua calda solo in certi orari”: il piano Ue per l’inverno, non saremo più liberi di lavarci quando vogliamo

Pubblicato il 29/08/2022 12:21

Cosa succederà davvero con l’arrivo dei mesi più freddi? Una domanda che ha iniziato a ossessionare le famiglie italiane, alle prese con la crisi energetica e il rischio concreto di dover razionare i consumi, oltre che far fronte a delle bollette impazzite. Tra le idee che le autorità europee stanno valutando in questi giorni concitati c’è anche quella di nuove regole per i riscaldamenti, con l’introduzione di un massimo di 19 gradi durante l’autunno e l’inverno. Durante l’estate, invece, i condizionatori non potranno scendere sotto i 27 gradi.


Tra le misure al vaglio, come rivelato da Affari Italiani, anche la possibilità di spegnere le vetrine la sera dopo le 22 e lasciar chiuse le porte dei negozi, per non disperdere calore o aria fredda. Allo stesso tempo facciate di monumenti, fontane ed edifici pubblici potrebbero restare al buio di notte o con le luci basse. E la lista di provvedimenti rischia di farsi col passare dei giorni sempre più lunga: si ragiona anche sulla possibilità che l’acqua calda venga fornita solo in determinati orari, così da ridurre i tempi di permanenza in doccia.

Al momento dovrebbe trattarsi soltanto di “consigli” che l’Unione Europea e i singoli governi daranno ai cittadini. Ma non è da escludere che, in caso di crisi ancora più grave, possa trasformarsi in vere e proprie imposizioni: “Dipenderà soprattutto dalle evoluzioni del conflitto in Ucraina, con le truppe di Mosca che da sei mesi hanno invaso l’ex repubblica sovietica. Una dinamica che ha fatto schizzare il prezzo del gas fino a 239 euro al megawattora al Ttf di Amsterdam, mentre un anno fa costava poco più di 25”.

A partire dal 31 agosto è in programma il nuovo stop al flusso tramite il gasdotto Nord Stream, ufficialmente per la manutenzione dei compressori che dovrebbe terminare il 2 settembre. Recentemente altri lavori di manutenzione programmata si sono protratti ben più a lungo del previsto, basti pensare alla turbina riparata in Canada a inizio agosto che ancora stazione in Germania in attesa di tornare al suo posto. Dopo l’accordo raggiunto a Bruxelles ad inizio agosto, che prevede la riduzione volontaria del 15% dei consumi (percentuale che varia per i singoli Paesi, per l’Italia la quota è del 7%) per ridurre la dipendenza dal gas russo, ora è arrivato il tempo dei singoli piani nazionali di risparmio energetico.

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