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Abbiamo perso 4,5 miliardi! Cosa si nasconde dietro la svendita dell’Enel russa (che ci tengono nascosta)

Un’operazione bollata come”inspiegabile” dal punto di vista economico da tanti analisti. E di cui nessuno, al momento, parla apertamente. Eppure l’annuncio dei giorni scorsi è stato decisamente importante: Enel, il colosso italiano dell’energia, ha comunicato la volontà di voler uscire quasi del tutto di scena dalla Russia. Una scelta che in molti si spiegano soltanto in un modo: le spinte politiche dei governi a isolare Mosca, una sorta di corollario alle sanzioni ufficiali che non viene esplicitato e che, però, ha un forte peso.

Come ricostruito dal Fatto Quotidiano, il gruppo guidato da Francesco Starace in una nota ha annunciato di aver ceduto la partecipazione del 56,43% del capitale di PJSC Enel Russia per 137 milioni di euro. “L’operazione deveessere autorizzata dal governo russo, ma anche così i numeri non tornano, a partire dal fatto che in Borsa PJSC vale 300 milioni. La società racchiude gran parte degli asset di Enel nel Paese”. Complessivamente, Enel aveva investito nella società circa 4,5 miliardi di euro.

L’avventura in Russia era iniziata nel 2006, sotto la guida di Fulvio Conti, con l’acquisto del 49,6% di Rusenergosbyt, società di trading di energia per 100 milioni di dollari. Tra il 2007 e il 2008, Enel aveva poi acquistato in due tempi OGK-5, poi nel 2007 aveva partecipato allo spezzatino del colosso petrolifero Yukos, finito all’asta dopo che il proprietario, l’oligarca Mikhail Khodorkovsky, era entrato in rotta di collisione con Vladimir Putin. Acquisizioni che avevano portato una gran mole di investimenti per ammodernare e sviluppare gli impianti, circa 3 miliardi tra il 2007 e il 2014, che avevano reso Enel il più grande investitore italiano in Russia.

In una nota, il gruppo ha spiegato che “l’operazione è in linea con l’obiettivo strategico di concentrare le proprie attività nei Paesi in cui una posizione integrata lungo la catena del valore può guidare la crescita e migliorare la creazione di valore”. Il Fatto ha chiesto a Enel se fosse ancora azionista di Rusenergosbyt e chiarimenti su queste cifre, ma l’azienda non ha voluto commentare. Bocche cucite anche alla domanda se la scelta di vendere a questi prezzi sia frutto dell’orientamento del Tesoro di spingere i gruppi a controllo pubblico a lasciare la Russia. Nei giorni scorsi l’ad di Unicredit, Andrea Orcel, aveva spiegato così la scelta di non svalutare del tutto gli asset russi: “Sarebbe come donare per nulla un business miliardario a qualcuno che ha posto un veto”. Enel ha optato, invece, per la linea opposta.

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