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5 Stelle, l’amara resa dei conti: “Non abbiamo più una nostra identità”

Un partito che annaspa, schiacciato tra l’incudine di un consenso elettorale sempre più risicato, come certificato anche dalle ultime elezioni Regionali, e un alleato di governo, il Pd, sempre più ingombrante. Ormai ridotto a un ruolo estremamente marginale nella squadra giallorossa, schiavo degli umori e delle ambizioni dem, e costretto a fare i conti con un continuo fuggi fuggi, col rischio a un certo punto di implodere definitivamente. Di sicuro, quello attuale è il momento più delicato della storia politica del Movimeno Cinque stelle, o quanto meno di quello che ne rimane. E le prossime settimane potrebbero essere quelle del patatrac.

5 Stelle, l'amara resa dei conti: "Non abbiamo più una nostra identità"

L’incontro tra parlamentari grillini andato in scena in un agriturismo vicino Roma nelle scorse ore non è servito, in questo senso, a portare almeno qualche piccola schiarita sul cielo grigio del Movimento. Tanti i temi trattati, su tutti la ricerca di una via per rilanciare il partito. Che al momento non c’è. Secondo il Corriere della Sera, per oltre un’ora ci si è poi focalizzati sul flop alle Regionali, discutendo del rapporto con il territorio per poi passare alle ammissioni di colpa e alle accuse reciproche. Secondo Stefano Buffagni i Cinque Stelle “non hanno un’identità, non esistono” a livello locale. Stessa tesi sposata da D’Incà.

5 Stelle, l'amara resa dei conti: "Non abbiamo più una nostra identità"

Qualcuno continua a non digerire l’alleanza col Pd, ironizzando: “Perché non mettiamo direttamente il loro simbolo al posto del nostro?”. Peccato, però, che la strada intrapresa non lasci ormai spazio a correzioni della traiettoria: l’asse Grillo-Di Maio, in questo senso, è sempre più forte, con gli scontenti (stretti intorno a Di Battista) trattati ormai come corpi estranei dal Movimento.

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Con un simile bagaglio di problemi da risolvere e con un’identità di partito sempre più incerta, gli Stati Generali in arrivo potrebbero allora durante anche uno o due mesi. Un rischio che in molti hanno cercato di scongiurare chiedendo al reggente Vito Crimi “una leadership forte entro un massimo di un paio di settimane”. Impresa pressoché impossibile, viste le premesse. E che in ogni caso potrebbe non scongiurare la fuga di altri esponenti già con le valigie in mano. Il futuro, con queste premesse, è più incerto che mai.

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