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3 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano: un piccolo esercito di dimenticati dallo Stato

Non studiano più, non lavorano. Bloccati in un limbo di incertezze, senza sapere di preciso quale direzioni seguire. Sono tantissimi in Italia i giovani che si trovano imprigionati in questa condizione, tra depressioni, frustrazione e ansia quotidiana. Un esercito purtroppo addirittura in crescita, come raccontato in queste ora dal Fatto Quotidiano che ha raccolto testimonianze da ogni parte d’Italia. Come quella di un ragazzo 23enne di Giuliano in Campania, che ha spiegato di essere in attesa da anni di una proposta di lavoro, dopo essersi iscritto al collocamento.

3 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano: un piccolo esercito di dimenticati dallo Stato

Persone che vivono la sua condizione vengono definite “Neet”, acronimo inglese che sta per ““Not in Education, Employment, or Training”. Quindi ragazzi che non studiano, non lavorano né sono in alcun percorso professionalizzante. Invisibili agli occhi della società, che continua a non porsi il problema di questi giovani che Per l’Ue delle politiche del lavoro rappresentano lo “spreco” delle energie e dell’intelligenza delle nuove generazioni.

“Arrivare a 30-35 anni che poi non sai cosa fare… potrebbe aprire le porte a… magari …delle strade che hanno poco a che fare con la legalità” ha raccontato al Fatto un altro ragazzo. Un fenomeno diffuso al Sud più che al Nord, con l’Italia è in testa alle classifiche per numero di neet. Nel 2020 erano più di 3 milioni tra i 15 e i 34 anni, uno su quattro, il tasso maggiore dopo Turchia, Montenegro e Macedonia. Nella fascia di età scolare (15-19 anni) sono il 75% in più della media europea, nella fascia di età universitaria e oltre (20-24 anni) il 70%.

Secondo un report coordinato anche dal ministero delle Politiche Giovanili guidato da Fabiana Dadone e dall’Anci, i problemi sarebbero tanti: dalla difficoltà a raggiungere i ragazzi più a rischio perché socialmente emarginati all’assenza di adeguata offerta di lavoro, fino alle difficoltà psicologiche, la mancanza di cooperazione tra le diverse realtà del territorio e l’incapacità di fare rete con le istituzioni. Tre i grandi assenti: “La scuola, i centri per l’impiego e le amministrazioni comunali”.

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