
Rocchi non si presenterà. L’interrogatorio fissato per il 30 aprile 2026 alla Procura di Milano — il momento in cui il designatore degli arbitri avrebbe dovuto rispondere alle domande del pm Maurizio Ascione — salta. L’ex arbitro Antonio D’Avirro, legale di Rocchi, ha confermato all’Adnkronos la decisione: “Non posso portare una persona all’interno di un interrogatorio senza sapere quali sono gli elementi d’accusa.”
Una mossa difensiva legittima, tecnicamente ineccepibile. Ma politicamente pesante: nel mezzo di uno scandalo che tiene in scacco il calcio italiano da giorni, il silenzio del principale indagato alimenta ogni tipo di speculazione.
Nel frattempo l’inchiesta non si ferma. Anzi, si allarga. Due sviluppi nelle ultime ore cambiano di nuovo il quadro: gli inquirenti hanno identificato chi era con Rocchi a San Siro la sera del 2 aprile 2025, e Inter-Roma — la partita del mancato rigore per la trattenuta di Ndicka su Bisseck — entra nell’orbita delle indagini.
L’avvocato di Rocchi spiega tutto: «Mandato inefficace senza il fascicolo»
D’Avirro ha spiegato la strategia con precisione chirurgica: “Non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo.” E ancora: “Un domani, quando chiuderanno le indagini, avrò a disposizione gli atti del processo, e a quel punto avrò il quadro chiaro della situazione e quindi ce lo porterò.”
Ha anche chiarito che tecnicamente Rocchi avrebbe potuto presentarsi e avvalersi della facoltà di non rispondere — un diritto garantito dalla legge. Ma ha preferito comunicare direttamente al pm l’intenzione di avvalersi del silenzio, ottenendo la dispensa dal presentarsi fisicamente. “Da lui siamo stati dispensati dal fare un viaggio inutile a Milano.”
Al contrario, il supervisore VAR Andrea Gervasoni — anch’egli indagato e autosospesosi — si presenterà all’interrogatorio.
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San Siro, 2 aprile 2025: gli inquirenti sanno già chi c’era
Il punto più importante degli ultimi sviluppi riguarda la serata del 2 aprile 2025. Quella sera, a San Siro, andava in scena la semifinale d’andata di Coppa Italia tra Milan e Inter — finita in parità. Secondo l’ipotesi accusatoria, quella stessa sera Rocchi avrebbe tenuto un incontro con altre persone per decidere le designazioni arbitrali delle partite successive, inclusa la scelta di Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile e la gestione di Doveri per la semifinale di ritorno.
Chi erano queste persone? La Gazzetta dello Sport rivela che gli inquirenti ritengono di averlo capito. “Si può capire con chi parla. Il focus è quello del mondo arbitrale”, è la frase — volutamente ellittica — che gli inquirenti riferiscono. La teoria che si fa largo è che le persone presenti al presunto vertice di San Siro fossero anch’esse appartenenti al mondo arbitrale — non dirigenti di club, non tesserati dell’Inter. Come riporta FC Inter 1908, nei prossimi giorni cercheranno le conferme necessarie. Per il “Big Bang” dell’inchiesta, scrive la Gazzetta, serve che Ascione riesca a provare la sua teoria.
Inter-Roma entra nell’inchiesta: «Fatti i fatti tuoi» nella sala VAR
Uno degli episodi più discussi della scorsa stagione torna prepotentemente in primo piano. Inter-Roma: la trattenuta di Ndicka su Bisseck, visibile chiaramente dalle immagini, per cui il VAR non intervenne e non fu assegnato il rigore all’Inter.
Ora, secondo quanto riportato da Repubblica e ripreso da Adnkronos, emerge una testimonianza su un presunto dialogo nella sala VAR durante il check di quell’episodio. Il VAR Di Bello avrebbe risposto “Fatti i fatti tuoi” all’assistente VAR Marco Piccinini, che stava indicando l’evidente fallo su Bisseck. E questo, secondo la testimonianza, sarebbe avvenuto su indicazione diretta del supervisore Andrea Gervasoni.
Al momento Inter-Roma non figura formalmente tra le partite citate nell’inchiesta. Ma la testimonianza è stata raccolta dagli inquirenti. E Marotta stesso, nel suo intervento prima di Torino-Inter, aveva citato proprio quella partita come esempio di decisione sfavorevole all’Inter — quasi a costruire preventivamente un argomento difensivo: “Nella scorsa annata abbiamo avuto oggettivamente decisioni avverse, mi riferisco al rigore di Inter-Roma.”
Il quadro completo: cinque indagati, una ventina di testimoni, Orsato sentito
Gli indagati al momento sono cinque, tutti appartenenti al mondo arbitrale: Gianluca Rocchi (designatore, autosospeso), Andrea Gervasoni (supervisore VAR, autosospeso), Daniele Paterna (falsa testimonianza, caso Udinese-Parma), Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo (assistenti VAR in Inter-Verona del 6 gennaio 2024).
Ma il cerchio dei testimoni è molto più ampio. La Procura ha già sentito una ventina di appartenenti al mondo arbitrale. Tra i nomi emersi, spicca quello di Eugenio Abbattista — ex arbitro che nel 2024 si era dimesso dall’AIA dichiarando: “Ero stanco della sensazione di schifo che avvertivo attorno” — la cui audizione potrebbe rivelarsi importante. E poi c’è Daniele Orsato: 289 presenze in Serie A, arbitro della finale di Champions 2020 tra Bayern e PSG, oggi designatore della CAN C. Anche lui è stato sentito dalla Procura.
L’inchiesta, come chiarisce Adnkronos, è partita nell’ottobre del 2024 — probabilmente come fascicolo contro ignoti. Poi, progressivamente, i nomi sono stati inseriti nel registro degli indagati. Il processo sportivo deve essere chiuso entro 60 giorni dall’apertura, prorogabili di altri 60.
Quanto guadagna un arbitro di Serie A — e perché conta capirlo
Per capire le dinamiche di pressione all’interno del sistema arbitrale, è utile conoscere i numeri. In media, un arbitro di Serie A guadagna 160mila euro lordi a stagione. Il sistema si articola su due livelli: uno stipendio fisso (dagli internazionali che percepiscono 90mila euro ai meno esperti con 30mila) e un gettone per ogni partita diretta — 4mila euro a gara per gli arbitri, 1.700 per chi è al VAR, 1.400 per gli assistenti.
Un errore può costare una designazione. Una designazione vale 4mila euro. Come ricostruisce Repubblica, il direttore di gara La Penna — coinvolto nel contestato Inter-Juventus del 14 febbraio — è stato fermato per un mese dopo quel match, retrocesso in Serie B per due gare. Quell’errore gli è costato almeno una designazione in Serie A: 4mila euro. Non una cifra simbolica, per un sistema in cui le carriere durano circa 15 anni e non tutti hanno un secondo lavoro.
È in questo contesto — dove ogni scelta del designatore vale migliaia di euro e può influenzare l’intera carriera di un arbitro — che la tesi accusatoria dell’inchiesta acquista la sua logica più inquietante. Non servono buste di contanti. Basta scegliere chi mandi a dirigere le partite che contano.
Il 30 aprile Gervasoni risponderà. Rocchi no. E gli inquirenti hanno già un’idea molto precisa di chi fosse con lui a San Siro quella sera di aprile. Mancano solo le prove.
