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Rocchi, la Procura esclude l’Inter ma il caso si complica

Pubblicato il 27/04/2026 20:36 - Aggiornato il 27/04/2026 20:37

Lo scandalo che ha travolto il designatore Gianluca Rocchi entra in una nuova fase. Mentre il calcio italiano cerca di riorganizzarsi, arriva il nome del sostituto ad interim e la Procura di Milano mette un punto fermo su uno dei nodi più scottanti: l’Inter non è coinvolta nell’indagine. Ma il paradosso logico al cuore di questa vicenda — qualcuno che favorisce una squadra, senza che quella squadra lo sapesse — resta aperto. E gli esperti di diritto sportivo cominciano a evocare lo spettro di Calciopoli.

Dino Tommasi 50 anni Bassano del Grappa designatore arbitri interim Serie A B dopo autosospensione Rocchi

Chi è Dino Tommasi, il nuovo designatore

Il Comitato Nazionale dell’AIA ha nominato Dino Tommasi, 50 anni, originario di Bassano del Grappa, come designatore arbitrale ad interim per Serie A e Serie B fino al termine della stagione in corso. Tommasi eredita una poltrona diventata improvvisamente incandescente.

Il suo incarico, formalmente temporaneo, ha un peso enorme: dovrà gestire il finale di campionato in un clima avvelenato, con le designazioni sotto osservazione e ogni scelta destinata a essere letta attraverso la lente del sospetto. Non c’è una decisione che potrà prendere nelle prossime settimane che non verrà vivisezionata, discussa, interpretata. Se designa un arbitro “favorevole” a una squadra nella lotta scudetto, sarà accusato di continuità con il sistema Rocchi. Se designa un arbitro “sfavorevole”, sarà accusato di rimediare ai danni. Non esiste una mossa neutrale.

Il suo primo test sarà già nelle prossime giornate di campionato — con lo scudetto ancora da assegnare, la lotta per la Champions aperta e le retrocessioni da decidere. Non proprio il momento più tranquillo per iniziare.

La Procura smentisce

Giuseppe Marotta presidente Inter dichiarazione scandalo arbitri Rocchi estraneo 2026

Il punto più atteso degli ultimi giorni riguarda la posizione dell’Inter. Fonti qualificate della Procura di Milano hanno confermato che tutti gli indagati appartengono esclusivamente al mondo arbitrale: nessun tesserato, dirigente o dipendente del club nerazzurro risulta coinvolto nel procedimento. La precisazione è netta: l’Inter e i suoi dirigenti sono completamente estranei al procedimento.

Marotta lo aveva già detto nel prepartita di Torino-Inter — “siamo estranei e lo saremo anche in futuro” — e i fatti, almeno per ora, gli danno ragione. L’avvocato Roberto Afeltra, intervenuto a Radio Radio Lo Sport, non ha usato mezze misure: “In questa storia l’Inter non c’entra niente. La caccia alle streghe contro l’Inter è fallita miseramente.”

Se l’accusa è che Rocchi abbia orientato designazioni in favore dell’Inter, ma l’Inter non ha mai fatto richieste e non risulta coinvolta, chi aveva interesse a farlo? Quale era il movente? Un favore non richiesto, a beneficio di un soggetto che non sa di riceverlo, operato da qualcuno che agisce in autonomia — è una costruzione accusatoria che, almeno apparentemente, ha un vuoto al centro.

La risposta potrebbe essere nelle intercettazioni ambientali. Il pm Maurizio Ascione, per aver inserito i nomi degli arbitri Doveri e Colombo nei capi d’imputazione, deve avere prove concrete a supporto — probabilmente proprio intercettazioni. Il Corriere della Sera ha scritto che i presunti incontri sarebbero avvenuti a San Siro durante le partite, in un Meazza sold out, non esattamente il luogo ideale per organizzare meeting segreti. Ma la risposta definitiva arriverà solo il 30 aprile, quando Rocchi sarà convocato per l’interrogatorio davanti alla Procura di Milano. Può rispondere o può scegliere di non farlo.

Grassani evoca Calciopoli: «Sinistre modalità comuni»

L’avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, è intervenuto su DAZN con una valutazione che ha fatto discutere. Le sue parole, riportate da FC Inter 1908: “Seppur in una fase iniziale, ritengo che rispetto a Calciopoli ci siano sinistre modalità comuni. In Calciopoli c’era la cupola che condizionava il campionato, ora la storia rischia di ripetersi.”

Grassani ha anche spiegato le sanzioni penali previste per la frode sportiva — da 1 a 6 anni di reclusione, fino a 9 se coinvolte agenzie di scommesse — e le possibili conseguenze sportive se venissero accertate responsabilità di un club: minimo 3 punti di penalizzazione, fino alla retrocessione all’ultimo posto in classifica se i responsabili avessero agito per conto della società. Il precedente è la Juventus del 2023, penalizzata di 10 punti in seguito alla riapertura del procedimento sportivo sulle plusvalenze.

Ma Grassani ha anche precisato la tempistica: il procedimento sportivo deve essere chiuso entro 60 giorni dall’apertura, prorogabili di altri 60. “Visto che siamo a fine aprile, se un club dovesse essere giudicato colpevole, credo ci siano i tempi per far scontare la sanzione relativamente a questo campionato, al massimo quello futuro.” Una finestra temporale che tiene tutto aperto — compreso lo scudetto che l’Inter sta per vincere.

Il vero problema non è Rocchi

C’è una domanda che rimane in sospeso dopo tutti gli aggiornamenti di queste ore, e che nessuna conferenza stampa, nessun comunicato AIA e nessuna nomina ad interim può rispondere: chi controlla davvero i controllori?

L’AIA nomina Tommasi in sostituzione di Rocchi. Ma Rocchi era stato nominato con gli stessi meccanismi. Il sistema di governance arbitrale non è cambiato — è cambiato l’uomo al vertice. Se il problema fosse solo Rocchi, basterebbe. Se il problema è strutturale — un sistema in cui il designatore ha troppo potere, dove le sale VAR sono accessibili a chi non dovrebbe esserci, dove le designazioni si decidono in modo informale e non tracciabile — allora la nomina di Tommasi è una toppa su una ferita che richiede un’operazione.

La riforma del sistema arbitrale che Gravina stava portando avanti — professionalizzazione, modello PGMOL inglese, controlli indipendenti — è ora congelata. Le elezioni FIGC del 22 giugno si avvicinano senza una guida federale. E l’Italia si avvicina al Mondiale del 2030 con un sistema che, ogni dieci anni, si ritrova a fare i conti con lo stesso tipo di scandalo.

Il 30 aprile Rocchi parlerà — o sceglierà di tacere. Da quella mattina capiremo quanto siamo vicini alla fine di questa storia o all’inizio di un capitolo ancora più pesante.