Vai al contenuto

Inter e Serie B: cosa può succedere dopo l’inchiesta arbitri? La verità

Pubblicato il 26/04/2026 14:22

Il designatore Rocchi indagato dalla Procura di Milano: pressioni al VAR, arbitri scelti per favorire l'Inter, rischio penalizzazioni. Un avvocato spiega cosa può succedere adesso. Il calcio italiano ha un problema enorme.

L’inchiesta che sta travolgendo il mondo arbitrale italiano entra in una nuova fase. Dopo le autosospensioni di Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, la Procura di Milano continua a scavare su presunte pressioni nelle designazioni arbitrali e sui rapporti tra i vertici dell’AIA e alcuni club di Serie A.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, il pubblico ministero Maurizio Ascione avrebbe deciso di ampliare il numero delle persone ascoltate come testimoni. Negli ultimi giorni sono già stati sentiti Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter, il nuovo designatore Dino Tommasi e l’ex presidente AIA Antonio Zappi.

Le audizioni sarebbero durate ore e avrebbero fornito ulteriori elementi investigativi. Un dettaglio che, negli ambienti giudiziari e sportivi, viene interpretato in modo chiaro: l’indagine non si sta restringendo, si sta allargando.

Il nodo centrale: arbitri “graditi” e arbitri “sgraditi”

Il punto più delicato dell’inchiesta riguarda le presunte pressioni sulle designazioni arbitrali durante il finale della stagione 2024/2025. Gli investigatori stanno cercando di capire se alcune scelte siano state influenzate dalle preferenze dei club.

Al centro del fascicolo ci sono alcune intercettazioni tra Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. In una conversazione ormai diventata simbolo dello scandalo, parlando dell’arbitro Daniele Doveri, Rocchi avrebbe pronunciato la frase: “Loro non lo vogliono più vedere”.

Chi siano esattamente quei “loro” è uno dei punti ancora da chiarire. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire il contesto dei rapporti tra il designatore arbitrale e i referee manager delle società.

Secondo le ipotesi investigative, Doveri sarebbe stato designato per la semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Milan del 23 aprile 2025 anche per “schermarlo”, cioè per evitare che arbitrasse eventuali gare successive considerate più delicate per i nerazzurri.

Leggi anche: Rocchi bussava sul vetro della sala VAR. Paterna indagato per falsa testimonianza. Marotta rompe il silenzio

Il presunto incontro a San Siro

Uno dei passaggi più discussi riguarda il presunto incontro avvenuto il 2 aprile 2025 allo stadio San Siro, durante la semifinale d’andata di Coppa Italia tra Milan e Inter.

Secondo Il Fatto Quotidiano e altre ricostruzioni giornalistiche, gli investigatori sospettano che proprio in quella occasione siano state discusse alcune designazioni arbitrali considerate strategiche.

Tra i nomi emersi c’è quello di Giorgio Schenone, dirigente dell’Inter e club referee manager, che però non risulta indagato. Gli inquirenti starebbero cercando di capire se abbia partecipato direttamente all’incontro o se il riferimento a “Giorgio” nelle intercettazioni riguardi effettivamente lui.

Al momento non esistono prove definitive in questo senso. Ed è un dettaglio fondamentale: la Procura sta verificando ipotesi investigative, non accuse già dimostrate.

Le partite finite sotto la lente

Sono almeno cinque le gare finite nel fascicolo della Procura di Milano. Alcune erano già note, altre stanno emergendo progressivamente con il lavoro degli investigatori.

Tra le partite più delicate ci sono:

  • Bologna-Inter, con la designazione dell’arbitro Andrea Colombo ritenuto “gradito”;
  • Inter-Milan di Coppa Italia, per la gestione del caso Doveri;
  • Udinese-Parma, la famosa partita del video VAR di Lissone;
  • Salernitana-Modena in Serie B;
  • Inter-Verona, con l’episodio della gomitata di Bastoni su Duda.

Gli investigatori stanno inoltre approfondendo altri episodi arbitrali contestati nella passata stagione, compreso il mancato rigore per trattenuta di Ndicka su Bisseck nella sfida contro la Roma.

Su quest’ultimo episodio, però, lo stesso Gervasoni avrebbe escluso davanti ai magistrati qualsiasi manipolazione dell’audio VAR.

Le “pretese” dei club e il vero problema del sistema

L’aspetto più inquietante dell’inchiesta potrebbe non essere nemmeno il singolo episodio. Il vero nodo è il sistema di rapporti tra società, designatori e referee manager.

Dalle intercettazioni emergerebbero infatti discussioni continue sui direttori di gara considerati affidabili o meno dai club. Una dinamica che nel calcio italiano è sempre esistita in modo informale, ma che ora rischia di assumere contorni molto più gravi.

La Procura vuole capire fino a che punto queste pressioni abbiano inciso realmente sulle designazioni. Perché esprimere gradimento o malcontento verso un arbitro non è di per sé illegale. Diventa però un problema enorme se quelle richieste influenzano concretamente le scelte arbitrali.

E qui il calcio italiano si ritrova davanti alla domanda più pesante di tutte: il sistema era davvero controllato?

Il rischio sportivo e lo spettro di un nuovo terremoto

Ad oggi non risultano indagati dirigenti dell’Inter nel procedimento principale. È importante ribadirlo. Ma il fatto che la Procura continui ad ascoltare nuovi testimoni dimostra che gli accertamenti sono ancora in pieno sviluppo.

Nel frattempo, la FIGC osserva con enorme attenzione. La Procura Federale guidata da Giuseppe Chinè attende gli atti dell’inchiesta milanese per valutare eventuali sviluppi sul piano sportivo.

Ed è qui che torna inevitabilmente il fantasma di Calciopoli. Non perché i due casi siano identici — al momento non lo sono — ma perché il tema è sempre lo stesso: la credibilità del sistema arbitrale.

Vent’anni dopo lo scandalo che cambiò il calcio italiano, la Serie A si ritrova ancora una volta a fare i conti con intercettazioni, sospetti, designazioni contestate e rapporti opachi tra arbitri e società.

E la sensazione, sempre più forte, è che questa storia sia soltanto all’inizio.