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Più contagi e decessi fra i vaccinati. Il nuovo report Iss (10/11) conferma il trend

Pubblicato il 15/11/2021 12:24

È stato pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, il nuovo Bollettino sulla sorveglianza Integrata Covid – 19 emesso il 10 novembre 2021, che illustra diffusamente l’aggiornamento nazionale relativo “ai dati della sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus SARS-CoV-2 riportati sul territorio nazionale”. Questi dati, di seguito riportati, lungi dal dimostrare la non efficacia dei vaccini come spiegato dal cosiddetto paradosso di Simpson, indicano che il trend rilevato la scorsa settimana si consolida segnando un ulteriore aumento della percentuale di vaccinati deceduti (53,2% del totale) e contagiati (58,1% del totale).

Ma questa settimana, a rafforzare ulteriormente i timori di una perdita di efficacia della copertura vaccinale, si aggiunge la crescita della percentuale di vaccinati ricoverati in ospedale (46,9% del totale dei ricoveri). Vacilla così pericolosamente uno degli ultimi baluardi della campagna vaccinale che ha finora potuto far leva su di un’indubbia efficacia dei vaccini rispetto alle ospedalizzazioni. (Continua dopo la foto)

Ma andiamo per ordine. Il Report innanzitutto presenta una novità, distinguendo i vaccinati in 4 categorie: prima dose, seconda dose da più di 6 mesi, da meno di sei mesi e terza dose. Insomma si avverte una mettere le mani avanti rispetto ai vaccinanti da più di 6 mesi e alla durata dell’efficacia di un vaccino che ormai non fornisce più molte certezze: si è passati dai 12 mesi iniziali, ai 9 o forse 6 mesi attuali. Riportiamo la tabella per intero in modo che possiate rendervi conto come la narrazione della “pandemia dei non vaccinati” non corrisponda più alla preoccupante situazione attuale. (Continua dopo la foto)

Resta ancora confermato, e ci mancherebbe pure che non lo fosse, ma indebolito, il fondamento di una campagna vaccinale che ha reso di fatto obbligatorio il vaccino nascondendosi dietro l’ipocrisia del Green pass: dei ricoverati in terapia intensiva solo il 33,6% è costituito da persone vaccinate. E tuttavia anche in questo caso affermazioni del tipo “le terapie intensive sono piene solo di non vaccinati” o “in terapia intensiva finiscono solo i non vaccinati” sono evidentemente fuorvianti e rischiano di alimentare certezze fuori luogo e conseguenti comportamenti “disinvolti” fra i vaccinati, esponendo questi ultimi ad un contagio dal quale, purtroppo, è sempre più evidente che non sono immuni né nelle conseguenze più lievi né in quelle più nefaste.

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