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L’Olanda ci dà lezioni in Europa mentre ci ruba le tasse: un paradiso fiscale che ci porta via le nostre aziende

Un Giano bifronte dai modi furbeschi, che sceglie sempre con cura quale dei suoi due volti mostrare in pubblico. Questa è l’Olanda di oggi, un Paese che si presenta al resto d’Europa invocando il rigore e rifiutando di condividere i rischi delle economie più fragili colpite dal coronavirus, Italia in primis, forte della sua solidità. Ma che, lontano dai riflettori, si è trasformata in una sorta di paradiso fiscale che attira aziende dagli altri Stati, inevitabilmente danneggiati dai trasferimenti di sede oltre i confini.

L'Olanda ci dà lezioni in Europa mentre ci ruba le tasse: un paradiso fiscale che ci porta via le nostre aziende

Pensare ad esempio a Fiat Chrysler Automobiles (Fca), che ha spostato la propria sede legale ad Amsterdam e alla quale il fisco chiede ancora 1,3 miliardi di tasse arretrate risalenti ai tempi della fusione tra Fiat e Chrysler. O a MediaForEurope, holding nata dalla fusione tra Mediaset Italia e Spagna, con le sedi fiscali rimaste nei rispettivi Paesi ma quella legale spostata in Olanda, oggi diventata Paesi Bassi. Stesso movimento fatto da Campari e da Cementir, gruppo Caltagirone.

L'Olanda ci dà lezioni in Europa mentre ci ruba le tasse: un paradiso fiscale che ci porta via le nostre aziende

Il gruppo Telecom Italia, come ricordato da Il Fatto Quotidiano, era arrivato in passato ad avere ben 16 controllate tutte in Olanda, delle quali nel 2018 ne rimaneva soltanto una. E sempre lì aveva sede sino al 2009 la Giorgio Armani Holding, poi tornata in patria. Un mare magnum sul quale più volte ha puntato contro i riflettori la Guardia di Finanza, che si è occupata negli anni di molte operazioni “sospette”: i Bulgari, accusati di aver trasferito all’estero 3 miliardi di euro, si accordarono per 57 milioni, Prada e Bertellli ne pagarono 400 al momento di riportare alcuni asset in Italia.

L'Olanda ci dà lezioni in Europa mentre ci ruba le tasse: un paradiso fiscale che ci porta via le nostre aziende

A occuparsi del gran fascino esercitato dall’Olanda sulle aziende straniere era stata la stessa Commissione Ue, che aveva rilevato come le tasse per chi viene dall’estero fossero volutamente tenute basse, rendendo di fatto i Paesi Bassi uno degli Stati più aggressivi al mondo sotto il profilo fiscale. Un rapporto del Centro Studi del Parlamento Europeo evidenziava come nel 2015 in Olanda lo stock di investimenti esteri diretti era di oltre 3.250 miliardi, cifra lievitata a 4.830 nel 2017. Di questi, ben 4 mila miliardi erano finiti in società di facciata in modo da evitare il fisco dei Paesi dove erano stati creati. L’Olanda ha introdotto di recente nuove regole per contrastare il fenomeno, ma soltanto nei prossimi mesi capiremo se fa sul serio. Nel frattempo, continua a bacchettare i Paesi del Mediterraneo atteggiandosi a prima della classe.

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