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Mes light, una trappola per commissariare l’Italia

Se qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi circa le reali intenzioni dell’Unione Europea rispetto al destino dell’Italia, lo studio del cosiddetto Mes pandemico o Mes light dovrebbe fugarli tutti. La reale intenzione è infatti quella di commissariare l’Italia. Germania, Olanda e tutti i paesi del nord vedono nell’Italia un fattore di rischio strutturale per la stabilità finanziaria del loro Euro, e commissariarla è l’unico modo per entrare nel Tesoro italiano e costringerci ad una ristrutturazione. 

Ma l’Italia è un grande paese, nonostante gli attacchi politici e culturali dell’establishment collaborazionista, l’Italia ha ancora una spina dorsale da grande nazione. E una grande nazione non si fa commissariare tanto facilmente, e anzi dinanzi alle invasioni antidemocratiche dell’Unione Europea prima o poi reagisce, e il voto del 4 marzo 2018 non è che la reazione chiara, forte e compatta del popolo italiano contro il decennio di austerità e di tagli salariali che la struttura economica dell’Eurozona ha imposto alla nostra nazione. 

E quindi cosa fare? Si chiedono continuamente gli alti burocrati europei. Cosa fare per far accettare all’orgoglioso popolo italiano un commissariamento? La risposta proviene da ciò di cui si sta parlando nei media di regime: il cosiddetto Mes light, o Mes pandemico, vale a dire la nuova linea di credito creata dal Meccanismo Europeo di Stabilità per aiutare i paesi in difficoltà a causa della pandemia. 

Studiare questa nuova linea di credito ti fa comprendere molto più dell’antidemocraticità dell’Unione Europea che mille libri sul tema. Questa nuova linea di credito è infatti strutturata su un’opacità giuridica disarmante, su un’ambiguità di riferimenti normativi e su una sovrapposizione di fonti diverse e confliggenti. Insomma, è fatta in modo per cui non solo il normale cittadino ma anche un governo sovrano non potrebbe affermare con certezza di aver compreso il suo reale funzionamento e le conseguenze sulla sostanzialità della sovranità democratica. E si sa che quando non si capisce un contratto, anche tra privati, è meglio non firmarlo. 

Ma come capiremo quest’ambiguità non è affatto un errore, ma è una strategia per ingannare il popolo italiano e convincerlo a fare richiesta di accesso al Mes pandemico; è cioè il modo antidemocratico, paternalista, truffaldino e oligarchico per far confluire la vita politica italiana in un gorgo di commissariamento e ricatto decennale. 

Le “fonti” su cui è possibile studiare il Mes pandemico, o in termini tecnici il “Pandemic Crisis Support” sono principalmente tre: la dichiarazione a margine dell’Eurogruppo dell’8 maggio 2020, la proposta di linea di credito pubblicata il 15 maggio dal direttore del Mes, il tedesco Klaus Regling, e la lettera inviata dai commissari Gentiloni e Dombrovskis all’Eurogruppo. 

La prima cosa che forse si può subito notare è che nessuna di queste fonti ha il rango giuridico del trattato istitutivo del MES né del regolamento 472/2013 che disciplina la sorveglianza rafforzata della troika. Cosa significa questo? Che queste fonti normative vengono lasciate esattamente come sono, e nessuno le modifica. La parte sulla condizionalità, sull’austerità, sul commissariamento, sul programma di aggiustamento macroeconomico, sul potere del Consiglio di poter modificare il programma quando vuole, e tutte le altre belle cose che abbiamo imparato a conoscere del Mes guardando gli orrori della Grecia, non vengono modificate di una virgola.

Già questo dovrebbe farci allarmare: ci viene insomma detto che il Mes pandemico è tutta un’altra cosa rispetto al Mes tradizionale, ma le fonti normative su cui è regolato il funzionamento non vengono toccate, come chiarisce anche il punto 3 della dichiarazione a margine dell’Eurogruppo (“Le disposizioni del trattato MES saranno rispettate”). 

Ma ammettiamo anche che la letterina inviata dai due simpatici commissari abbia valenza giuridica, ammettiamo cioè che il tentativo dell’UE non sia proprio una truffa legalizzata (tentativo che a livello strettamente giuridico non è così gratuito fare), e leggiamo cosa ci dice il nostro “amico” Gentiloni. In quella lettera, la Commissione “dichiara” che sotto le circostanze della pandemia non attiverà dei controlli che grazie al trattato MES e al regolamento 472 del 2013 poteva esercitare. Senza entrare nel merito, la Commissione rinuncia ad alcuni poteri di commissariamento che aveva nei confronti dei paesi in difficoltà. 

Ma qui ci sono almeno due obiezioni da compiere, una di metodo e una di merito. Va detto intanto che la Commissione non rinuncia a tutte le sue prerogative. In realtà, la sorveglianza rafforzata esiste e viene applicata agli stati membri. Certo, diranno gli euristi convinti, questa sorveglianza riguarderà solo l’uso di questi fondi, ma in realtà la stessa Commissione non sospende il comma 1 e 2 dell’articolo 3 del regolamento 472 che disciplina proprio i poteri della Commissione sul paese membro in cui si parla di “misure atte a eliminare le cause, o le cause potenziali di difficoltà”. 

Come la Commissione eserciterà questo potere non è dato sapere; ciò che è certo è che nella letterina i due commissari non rinunciano a questo potere. Inoltre, tra i tanti punti che la Commissione si “dimentica” di disattivare c’è l’articolo 14 del regolamento che parla esplicitamente della sorveglianza post-programma. Ora gli euristi ci diranno che in realtà la Commissione ha sospeso l’attivazione dei commi 2 e 4.

Ma se a matematica andavo bene, tra il 2 e 4 esiste il comma 3, e prima del 2 c’è il comma 1, che chissà come mai la Commissione non disattiva. Qui si dice, in sostanza, che la Commissione ha il potere di commissariare il paese fino a che non avrà rimborsato il 75% dell’assistenza finanziaria, periodo che può essere prorogato dal Consiglio Europeo sotto proposta della Commissione. Questo significa che per almeno 7-8 anni, la Commissione avrà il potere di ficcare il naso nei bilanci italiani. 

Inoltre, la disattivazione del potere della Commissione di imporre misure correttive, vale a dire il comma 4 dell’articolo 14 e il comma 7 dell’articolo 3, vengono disattivati solo “under the circumstances of the COVID-19 crisis”. Questo significa che quando la crisi pandemica sarà esaurita, la Commissione potrà riutilizzare tutti gli strumenti a pieno di commissariamento e austerità che conosciamo. Perché nessuno dei nostri giornaloni solleva mai questo punto, almeno come domanda?

Ma ammettiamo anche che questa lettera abbia valenza giuridica, e ammettiamo anche che i nostri dubbi siano perplessità di un sovranista impenitente, andiamoci a studiare come sarebbe questa meravigliosa nuova linea di credito.

I punti su cui direzionare la nostra attenzione sono almeno due. Inizialmente, i fantomatici 36 miliardi possono essere spesi solo per le spese sanitarie dirette e indirette. I nostri fan euristi insistono molto su quelle indirette, sperando che possano rientrare praticamente tutte le spese che vorrebbe fare. In realtà, come già in parte spiegato dal documento pubblicato il 15 maggio sul sito del MES, sembra che l’aggettivo indiretto sia comunque limitato a ciò che concerne la spesa sanitaria. Va soprattutto ricordato che questi fondi non sono strutturali ma sono una tantum, e quindi non potranno essere usati per assumere personale, pagare i ricercatori, aumentare gli stipendi agli infermieri, etc, o per rilanciare strutturalmente la sanità. Considerando che, almeno per ora, l’emergenza sanitaria vera e propria sembra fortunatamente essere conclusa, non si capisce come questi fondi potrebbero essere spesi. L’emergenza oggi è economica e sociale, e i fantomatici fantamilioni del MES non potranno in alcun modo esserci utili. 

Se questo non bastasse, c’è un altro punto, forse il più dirimente, e che per questo non viene mai toccato, che riguarda il potere che ha il Meccanismo Europeo di Stabilità di imporre lui stesso misure correttive al paese beneficiario. Parliamo dell’early warning system, che né la letterina di Gentiloni e Dombrovskis né la dichiarazione a margine dell’Eurogruppo sospendono, ma che anzi la seconda addirittura conferma (punto 5 della dichiarazione). Come spiega molto chiaramente il trattato del MES, l’istituto ha il potere di verificare la sussistenza di rischi per il ripagamento del credito, e nel caso di imporre azioni correttive. Nel caso cioè in cui il MES vedesse il rischio di non vedersi restituito il credito può cioè commissariare egli stesso il paese, imponendogli misure di austerità. Ovviamente, l’Italia con un debito/PIL che si appresta a sforare soglia 160%, può in ogni momento essere vista come potenzialmente non solubile.

Stiamo cioè dando ad un ente non democratico e intergovernativo, fuori dai confini dell’Unione Europea, il potere di commissariarci da un momento all’altro. Certo, ci diranno gli euristi, serve l’unanimità, ma come abbiamo visto nel caso della Grecia, un paese con la pistola puntata alla tempia può votare anche contro il proprio interesse. La letterina della Commissione è quindi l’esca per far credere al popolo italiano che non esistano più condizionalità. Questa letterina è in realtà piena di trappole e contraddizioni, che non vengono mai del tutto chiarite. Ammettendo poi che questa lettera sia valida giuridicamente nella modifica di un trattato intergovernativo, tutti i documenti confermano il potere del MES di attivare l’early warning system e di imporci misure di austerità.

Tutto questo senza considerare che i crediti MES sono privilegiati e sono concessi in una giurisdizione straniera, e quindi non sono soggetti alla Lex Monetae. È chiaro quindi che l’accesso al MES tanto caldeggiato dall’establishment politico, economico e culturale non è nulla che un mezzo per assicurarsi il governo pilotato dell’Italia, che come sempre richiederà anche dei funzionari di partito che eseguano i diktat europei. Stiamo cioè dando un’arma in mano ai burocrati europei e ai leader stranieri di attivare questa morsa quando loro lo riterranno più opportuno, e se magari al governo andrà un esecutivo non troppo europeista, la Commissione potrà sempre minacciare di riutilizzare tutti i poteri che, sotto le circostanze del Covid-19, ha sospeso. 

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