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“Basta, chiudiamo. Ristori ridicoli”, addio a un altro ristorante italiano

Venezia e l’Italia celebrano oggi l’ennesimo funerale di un ristorante. Un ristorante unico. Andrea Michielazzo e la moglie Barbara smontano con le loro mani, pezzo per pezzo, uno dei ristoranti più amati dai veneziani e più famosi nel mondo. Dove faceva sfoggio il vetusto legno, nella sala da pranzo, del veliero della principessa Sissi, ora c’è un cumulo di casse dei vini e attrezzature da portar via. Questo è quanto rimane dell’Antica Carbonera, al civico 4648 di San Marco, accanto al teatro Goldoni. Un ristorante che è lì dal 1894, raggiungendo i vertici della notorietà ed accogliendo Vip ed artisti internazionali. Ma dopo i lockdown, la crisi e il blocco del turismo, il glorioso ristorante deve chiudere. I titolari Andrea Michielazzo e la moglie Barbara non ce la fanno più ed il 30 di marzo riconsegneranno le chiavi al proprietario dei muri, ovvero un privato di Mestre. (Continua a leggere dopo la foto)

I Michielazzo – come racconta Il Gazzettino – stanno svuotando tutto. “La sala centrale conservava arredi unici: gli interni erano quelli dello yacht Miramar appartenuto a Francesco Giuseppe II e alla principessa Sissi. I pannelli ed i separé provenivano dal legno della sala da pranzo, mentre i tavoli ed i pavimenti rialzati erano stati tratti dall’albero maestro del veliero. Dopo la fine della Grande Guerra, infatti, il lussuoso vascello fu venduto a Venezia in pezzi separati”. Racconta Andrea, 53 anni: “Non lavoriamo più dal novembre del 2019: prima per l’acqua alta di Venezia e poi per la pandemia. In due anni avremo fatto sì e no 30 coperti”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Ripeto, non si lavora. Altri ristoranti hanno più fortuna, perché situati in zone di Venezia dove ancora ci sono residenti che, anche se in forma ridotta, possono frequentare i locali. Qui, in zona San Luca e fino a Piazza San Marco non abita quasi più nessuno. I ristori sono stati insufficienti: appena 20mila euro, che certo non sono bastati a farci continuare l’attività; peraltro qui dentro lavora anche mia moglie, così il nostro reddito familiare è sceso a zero. Nessun ente pubblico, dalla Regione al Comune, ha fatto qualcosa, perciò la chiusura è stata purtroppo una scelta obbligata”, dice amaro Andrea. (Continua a leggere dopo la foto)

Racconta ancora Andrea: “Mi addolora, perché, oltre a mia moglie, il terzo socio era mio fratello Enrico, morto in un incidente stradale. Entrambi credevamo nell’Antica Carbonera e sono stati spesi 300mila euro per ristrutturarne gli interni. Amo tantissimo Venezia e vorrei aprire un ristorante sempre in città. Intanto ho staccato e porto con me l’insegna dell’Antica Carbonera, considerato il fatto che sono il proprietario della licenza. Ma questa cara Antica Carbonera è morta per sempre”.

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