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No vaccino, no stipendio. Così Confindustria minaccia i lavoratori

Il Regime avanza, e lo fa a grandi falcate. Ricordate la tessera del partito fascista? Chi ce l’aveva lavorava, e quindi aveva uno stipendio, chi non ce l’aveva pativa le pene dell’inferno. Con il vaccino siamo arrivati allo stesso livello. Almeno leggendo la lettera con cui Confindustria si allea al governo nell’imporre il vaccino ai lavoratori. Sei stato vaccinato? Bene: lavori e hai lo stipendio. Non ti sei vaccinato? Allora te ne stai a casa e non hai nemmeno la paga. È normale tutto questo in un paese libero e – teoricamente – democratico? Ecco cosa ha scritto Confindustria nella lettera firmata da Francesca Mariotti, direttore generale della confederazione guidata Carlo Bonomi. (Continua a leggere dopo la foto)

“Il quadro pandemico torna a registrare in questi giorni un incremento dei contagi, associato al diffondersi, in Europa e in Italia, di varianti del virus particolarmente aggressive. Gli strumenti di contenimento della pandemia più evoluti – in primis la vaccinazione – risulteranno fondamentali per evitare la reintroduzione di misure restrittive delle libertà personali e per lo svolgimento delle attività economiche”. E fin qui nulla diche, solo un’illustrazione della situazione del Paese. Poi però continua… (Continua a leggere dopo la foto)

“Al fine di tutelare tutti i lavoratori e lo svolgimento dei processi produttivi nel pieno rispetto delle libertà individuali, Confindustria ha proposto l’estensione dell’utilizzo delle certificazioni verdi – cd. green pass – per accedere ai contesti aziendali/lavoristici, avviando interlocuzioni con il governo ai fini di una soluzione normativa in tal senso. L’intento è quello di consentire ai datori di lavoro di richiedere l’esibizione di una certificazione verde valida ai fini di regolare l’ingresso nei luoghi di lavoro e/o lo svolgimento delle mansioni lavorative dei vari soggetti”. Capito? (Continua a leggere dopo la foto)

E ancora: “La posizione assunta da Confindustria è che l’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dell’azienda”. Eccoci qua. Al di là di un’operazione da Regime, come commenta giustamente Feroni su Il Tempo, “alla faccia della meritocrazia, farà carriera il cretino solo perché munito di un green pass. Chissà se il ministro del Lavoro Andrea Orlando lo sa…”.

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