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Toh, il rigorista Moscovici: nuova vita da 174 mila euro l’anno. Cosa fa

Nessun italiano può essersi dimenticato di Pierre Moscovici. Il terribile ex commissario agli Affari Economici della Commissione Juncker che ha bacchettato sempre l’Italia sui conti pubblici, ossessionato dai sovranisti nostrani e innamorato del rigore che doveva tenere in gabbia il nostro Paese. Ora ha cambiato vita, il rigore e l’austerity di certo non lo toccano più, anzi. Adesso l’ex Commissionario europeo può godersi uno stipendio annuo di circa 174.000 euro, alla faccia dei conti pubblici e del contenimento delle spese. Come sottolinea ironicamente Il Giornale “quella era la vita di prima, ora c’è un presente radioso nel quale il francese può godersi la pensione senza pensare troppo al debito pubblico italiano”.

Come riporta La Verità, infatti, l’ex commissario europeo è stato nominato ieri dal governo francese come nuovo presidente della Corte dei conti di Francia. Poco dopo l’annuncio della nomina, Moscovici ha scritto un messaggio su Twitter: “Assumo questa funzione con emozione, umiltà e determinazione”. Essere fedeli all’establishment europeo, si sa, porta sempre a dei riconoscimenti importanti. Per il nuovo capo dei magistrati contabili francesi il “rigore” si deve applicare a seconda dell’interlocutore che si ha di fronte.

“Se si tratta dell’Italia – si legge nell’articolo di Roberto Vivaldelli – allora non si possono fare sconti”. Come ricorda l’Agi, è il gennaio 2018 quando Pierre Moscovici annovera l’Italia tra i rischi dell’anno appena iniziato. In una conferenza stampa a Parigi, il commissario Ue parlava dei vari Paesi europei con una situazione “complicata” e tra questi citò Paesi come Germania, Spagna e Italia, dove a impensierire era soprattutto l’incognita governabilità dopo le elezioni. Poche ore dopo il commissario rettificò quella dichiarazione dando la colpa a una traduzione infelice.

“Nel settembre del 2018 la tensione fra Roma e Moscovici sale alle stelle. Gli scontri sulla legge di stabilità con le misure bandiera di M5s e Lega (reddito di cittadinanza e quota 100) sono all’ordine del giorno. Il 13 settembre Moscovici sbotta e dice che l’ondata di populismo in Europa fa “paura”. Nel ruolo dell’inflessibile adepto del rigore, l’ex ministro francese, nel dicembre dello stesso anno, ad accordo praticamente raggiunto fra Roma e Bruxelles, bastona ancora l’Italia, affermando che la riduzione dal 2,4% al 2,04% del deficit proposta dall’Italia, ‘non era ancora sufficiente'”.

Ricorda infine Vivaldelli: “Ma quell’ossessione per il rigore, come spiegato poc’anzi, Pierre Moscovici ce l’ha avuta solo con Roma. Nel 2012 viene nominato ministro delle Finanze della Repubblica guidata da Francois Hollande: per ben 10 anni la Francia ha sforato il 3% del rapporto tra deficit/pil in violazione palese delle regole Ue, eppure nessuno si è stracciato le vesti, nemmeno l’inflessibile Commissario”. Chissà se ora dirà al suo governo che 174mila euro annui per lui sono troppi, stando al bilancio dello Stato…

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