in

Il blocco dei “Paesi frugali” è sempre più forte (e l’idea di aiuti senza condizioni sempre più un miraggio)

Se qualcuno nutriva ancora dubbi riguardo la determinazione del blocco dei cosiddetti “Paesi frugali”, quello che oppongono i dogmi del rigorismo alla rapida solidarietà richiesta dalla situazione di crisi, l’elezione del ministro delle finanze irlandese Paschal Donohoe come presidente dell’Eurogruppo ne è invece l’ennesima conferma. Un nome scelto un po’ a sorpresa, dopo tre votazioni, grazie soprattutto al sostengo unanime del fronte del Nord capitanato da Olanda e Austria, due degli Stati che più di tutti si sono recentemente battuti per correggere al ribasso il pacchetto di aiuti anti-coronavirus.

Il blocco dei "Paesi frugali" è sempre più forte (e l'idea di aiuti senza condizioni sempre più un miraggio)

L’elezione di Donohoe è un modo per riportare proprio l’Irlanda al suo posto nello scacchiere, quello dei rigoristi, dopo che quest’ultima si era recentemente schierata con il fronte del Sud firmando la famosa lettera dei 9 Stati, su iniziativa italiana, con la quale si proponeva di lanciare un’emissione di obbligazioni comuni per fronteggiare la crisi. Un testo che poteva contare sull’appoggio di Macron ma non su quello della Merkel, che solo più tardi avrebbe virato tendendo la mano, almeno a parole, ai Paesi più colpiti dall’emergenza.

Il blocco dei "Paesi frugali" è sempre più forte (e l'idea di aiuti senza condizioni sempre più un miraggio)

Una nomina che si inserisce all’interno di una partita più ampia. Si era discusso, in questi giorni, di un ritorno al Patto di Stabilità, eventualità che però lo stesso Donohoe ha scartato, almeno per ora. Senza affrontare direttamente il tema, il neo eletto presidente ha infatti rinviato l’ipotesi al 2022. Niente paura, però: quello che emerge dai continui incontri fra leader per trovare una quadra sul Recovery Fund, è che gli aiuti europei saranno comunque condizionati da un piano di riforme, senza il quale gli Stati non potranno avere accesso ai tanto sbandierati milioni provenienti da Bruxelles.

Il blocco dei "Paesi frugali" è sempre più forte (e l'idea di aiuti senza condizioni sempre più un miraggio)

L’ipotesi sulla quale si ragiona è che siano poi direttamente i governi e non la Commissione Europea a controllare la gestione delle risorse Ue. Ma il traguardo è ancora lontano. Il premier olandese Rutte, quello che invitava senza giri di parole l’Italia a “cavarsela da sola”, ha cenato per l’ennesima volta con la Merkel, nel tentativo di trovare un’intesa. Posizioni distanti, però, che non si sono ancora riavvicinate. Si procede così, seguendo un copione ormai fisso: incontri a quattrocchi, sorrisi smaglianti davanti alle telecamere e nessun accordo all’orizzonte. E se qualcuno spera ancora nel pronto intervento dell’Ue in soccorso di aziende e lavoratori beh, peggio per lui.

Ti potrebbe interessare anche: Il piano Azzolina è un disastro: l’Italia scende in piazza contro la ministra

“Alitalia rema contro!” La denuncia degli operatori del turismo

Un M5S al servizio dell’Ue: Di Maio incontra (lontano da tutti) Mario Draghi