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Così l’Europa ha ammazzato la Grecia: la crisi non è finita e ora la Cina si prende tutto

Tutti stanno sottolineando in questi giorni che la borsa di Atene nel 2019 ha avuto la migliore perfomance del mondo, con un guadagno di quasi il 50%. E tutti – ovviamente – hanno subito gridato al miracolo, elogiando la riuscita del programma di austerità (lacrime e sangue) voluto dall’Europa. Ma le cose stanno davvero così? La crisi della Grecia è finita davvero? Il Paese è in ripresa oppure no? Diciamo subito che situazione è estremamente complessa, e che vanno considerati molti fattori. La crisi non è affatto finita, e soprattutto ora c’è la Cina pronta a raccogliere le briciole lasciate da Germania e Francia, che sono le sole ad averci guadagnato dalla crisi greca e dalla politica imposta da Bruxelles. Guarda un po’ che coincidenza…

I dati: il Pil in Grecia nel 2019 è cresciuto del 2,1% e la Commissione europea prevede per il 2020 una crescita del 2,2%. Come scrive money.it, “questo recupero è stato certificato anche dall’OCSE che in un recente report ha affermato che il paese è ormai fuori dalla fase acuta della sua crisi e che i suoi ‘immani sforzi non sono stati vani'”. Certo, per gli altri… Perché in realtà il reddito pro capite è ancora di quasi il 30% inferiore al periodo pre-crisi. La disoccupazione – segnala money.it – rimane al 20%, mentre il rischio di povertà ad esclusione sociale è al 31%. Dal 2011 al 2018 la popolazione è calata di 380.000 unità. Questo anche perché il tasso di natalità è fra i più bassi al mondo. Il tasso di suicidi con una impennata del 40%, rispetto al 2010, dimostra quanto l’insoddisfazione dei cittadini abbia ormai superato il livello di guardia. Beh, sì, proprio un successo.

Tsipras quindi ha ora imposto una nuova linea, che guarda con sempre maggiore interesse alla Cina piuttosto che all’Europa. “Ne è chiara dimostrazione il nuovo accordo siglato l’11 novembre. Il neo premier greco, infatti, ha offerto agli investitori cinesi l’accesso privilegiato nei settori energetici e infrastrutturali del Paese ottenendo in cambio più esportazioni agricole e rotte turistiche. Questo vuol dire che dopo aver svenduto il porto del Pireo ai cinesi della Cosco, ora la Grecia potrebbe cedere, in cambio di un po’ di esportazioni e di turismo, importanti strutture strategiche come quelle energetiche”. Rischio che ora, tra l’altro, sta correndo anche l’Italia.

E l’Europa? Interviene o sta a guardare? Se ne lava le mani. Chi doveva guadagnarci, ci ha guadagnato. E ora pazienza se la Cina si prende tutto. La Germania ha avuto già la sua parte, “acquistando gli undici aeroporti principali del paese grazie alla Fraport, interessata alla gestione di flussi turistici che nel 2018 hanno registrato il record di 33 milioni di arrivi. Ma non si ferma qui l’ingresso tedesco in Grecia: la Deutsche Telekom possiede, infatti, il 45% più un’azione della Hellenic Telecommunications Organization (Ote), l’ex monopolista ellenico e ora maggior compagnia di telefonia del paese mediterraneo che conta 8 milioni di clienti nella telefonia mobile e 14 milioni nell’Europa sud orientale”.

E la Francia? “Già ai tempi di Manuel Valls, siglò alcuni importanti accordi con la Grecia per l’ingresso delle aziende pubbliche francesi nel settore energetico e idrico. Il 20 luglio 2018, il governo greco ha accettato di vendere il 66% di Desfa Sa (gestore della rete di gas naturale) a un consorzio europeo composto da Snam, Enagas International e Fluxys Sa per 535 milioni di euro. Tenuto conto che, come scrive Bloomberg, il governo ellenico ha già selezionato Glencore Energy U.K. e Vitol Holding BV per l’acquisto di una quota del 50,1% del più grande raffinatore del paese, Hellenic Petroleum, il quadro è completo e rischia di assumere i contorni di una vera e propria svendita di stato ai ricchi investitori esteri”.

Ecco allora che parlare di miracolo greco grazie al programma di austerità europeo, è pura follia. Centinaia di migliaia di greci sono ancora sotto la soglia della povertà. E la Grecia diverrà una succursale delle grandi potenze mondiali, che non a caso stanno lavorando per far diventare l’Europa sempre più conflittuale e debole per renderla aggredibile dal punto di vista economico. “Ma tutto questo ai burocrati di Bruxelles sembra non interessare e sono disposti a cedere parte della sovranità dei paesi membri in nome del controllo dei deficit e del debito pubblico”.

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