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Recovery rinviato a settembre, continua la barzelletta europea. Beato chi ci crede ancora

La barzelletta europea sul Recovery fund continua. I 750 fantamiliardi, almeno nelle “sovvenzioni” da 338 miliardi, dovevano essere finanziati in parte da nuove “risorse proprie”, tra cui la web tax sui giganti digitali e la tassa CO2 alle frontiere. Peccato, però, che queste nuove tasse non piacciano a nessuno, e solo ora tutti si accorgono della fregatura targata Ue. E così che fanno? Questi benedetti soldi tanto promessi e tanto utilizzati per la propaganda, soprattutto in Italia, vengono rinviati. Per ora a settembre, poi si vedrà. E intanto i nostri euroinomani aspettano, e ci sperano ancora. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega Enrico Martial su startmag.it, “il calendario prevedeva che a metà luglio ci fossero proposte approvate in Commissione europea, per poi procedere nel loro iter, che avrebbe dovuto concludersi entro il 2022. Invece, in conferenza stampa il 19 luglio, la Commissione europea ha comunicato di rinviare tutto il pacchetto all’autunno. Il pacchetto è studiato, articolato e ambizioso ma capace di sollevare forti critiche e da più parti, dalle industrie automobilistiche ad alcuni Stati, che devono affrontare gigantesche riconversioni (le gigafactory per le auto, il carbone in diversi Paesi dell’est) o politici, per i settori sociali che possono rispondere con la protesta politica ai cambiamenti in corso, come si era visto per i costi energetici-ambientali all’origine delle proteste dei gilet gialli”. (Continua a leggere dopo la foto)

Quindi l’Ue ha fatto correre i parlamenti nazionali per far approvare i piani del Recovery. Le operazione si sono concluse il 27 maggio, con la speranza di chi ci credeva ancora di poter così chiedere soldi al mercato e rientrare nelle decisioni che erano previste per luglio. E invece, ecco lo scherzetto della von der Leyen. Tutto rinviato. Si deve discutere ancora di web tax (l’Europa proprio non ce la fa a far pagare le tasse ai giganti del web), della tassa CO2 alle frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism), e anche di plastic tax. Tutte nuove tasse per finanziare il Recovery. (Continua a leggere dopo la foto)

E perché si frena? Basta pensare a chi comanda davvero in Europa, ossia la Germania, la quale è “preoccupata sulle esportazioni, in caso di dazi di Paesi terzi contrariati. E così tra web tax e tassa CO2 alle frontiere, il 19 luglio la Commissione” ha deciso di “rinviare all’autunno”. Ma a Bruxelles “alcuni consideravano già poco realistico il calendario di approvazione entro il 2022, considerati gli interessi in gioco”. Come andrà a finire? Se Recovery sarà, saranno gli Stati membri a “finanziare il prestito per la parte sovvenzioni”. Un vero affare!

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