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I tempi lunghissimi dell’Ue: l’Italia rischia di non vedere 1 euro nel corso del 2020

Seguendo uno schema ormai rituale, il premier Giuseppe Conte si è affrettato a salutare il nuovo Recovery Fund messo a punto dalla Commissione Europea con tutti gli entusiasmi del caso, alternando interviste e post dal tono trionfalistico che potrebbero spingere i meno informati a pensare che l’Italia abbia ottenuto un successo su tutta la linea. Ignorando, come fa Palazzo Chigi, una realtà ben diversa: quella di un piano di aiuti che è ancora un’incognita, che dovrà passare per le forche caudine di un Parlamento Europeo animato da Stati che hanno già storto il naso di fronte alla proposta e dai tempi, in ogni caso, tremendamente incerti. Non solo: a guardar bene il testo, infatti, i motivi di preoccupazione si moltiplicano di colpo, mente l’Avvocato del Popolo continua a gongolare virtualmente.

I tempi lunghissimi dell'Ue: l'Italia rischia di non vedere 1 euro nel corso del 2020

Tra le tante magagne vere o potenziali che sono già emerse da un’analisi più approfondita, il Corriere della Sera segnala ora anche lo stesso regolamento varato per una “Recovery and Resilience Facility”, pacchetto che rappresenta il grosso dei 750 miliardi di euro messi sul piatto da Bruxelles. Andando a leggere la parte che riguarda “l’impatto stimato”, ecco che di colpo i sorrisi si spengono e lasciano il posto a una più saggia preoccupazione: sì perché in un momento di crisi profonda, in cui ci si aspetta dalla politica risposte forti e rapide per aiutare imprese e famiglie che rischiano di non farcela, si scopre che per il 2020 non arriverà nemmeno un centesimo. Mancano i tempi tecnici. Gli esborsi sono previsti in una percentuale del 5,9% per il 2021, del 15,8% per il 2022 e poi il rimanente, oltre la metà, nei due anni successivi.

I tempi lunghissimi dell'Ue: l'Italia rischia di non vedere 1 euro nel corso del 2020

L’Europa se la prende con calma, insomma, come se il Vecchio Continente non fosse precipitato nella più grave crisi economica del recente passato. All’Italia, facendo due conti, la Recovery and Resilience Facility dovrebbe versare nel corso del 2021 una somma pari a circa lo 0,7% del reddito nazionale. Il tutto mentre le previsioni stimano un crollo economico pari al 10%-13% dello stesso reddito già a partire da quest’anno. Successivamente la somma andrebbe a crescere, con tempistiche che però sono tutt’altro che in linea con le necessità dettati dai tempi. Vero che nel frattempo ci saranno 7 miliardi (quasi) a fondo perduto e i soldi del Sure. Ma la lentezza con cui l’Ue, dopo gli annunci in pompa magna, vuole mettere in atto il suo piano è francamente inconcepibile.

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La Commissione chiarisce nel regolamento di voler erogare i soldi soltanto di fronte a piani dettagliati presentati dai singoli Paesi. Per non perdere il controllo sulla spesa degli Stati, insomma, si rischia di chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti da un pezzo. Il rischio è che l’Italia debba aspettare almeno un anno prima di vedere le prime somme, minime. Nel frattempo, tornerà ovviamente di moda il Mes, il Fondo Salva-Stati che promette di mettere in mano a chi aderisce soldi freschi (37 miliardi la fetta che spetterebbe al nostro Paese) e in tempo molto più rapidi. E così ci troveremo ad assistere all’ennesima campagna mediatica, trainata da Pd e Forza Italia, a favore del “sì”.

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