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Altro che Recovery Plan, dall’Ue in arrivo nuove tasse: vogliono 22 miliardi dall’Italia

Ti danno i soldi con una mano, te li chiedono con l’altra. E di solito quelli che chiedono sono sempre più di quelli che danno. Di chi parliamo? Dell’Europa, che ancora una volta si rivela per la truffa che è. L’Ue sta infatti pensando a 4 nuove supertasse per coprire la spesa del Recovery Plan. Paradossale, no? Si tratta di un’imposta sulle società, i contributi basati sull’iva semplificata, la plastic tax e le entrate derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissioni. È tutto contenuto nella decisione del Consiglio Ue n. 2020/2053 del 14 dicembre 2020, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 424 del 15/12/2020.

Come spiega Federico Giuliani su Il Giornale, “si parla di un incremento straordinario e temporaneo dei cosiddetti massimali di gettito Ue per far fronte alle conseguenze economiche derivanti dalla pandemia di coronavirus. L’obiettivo di una simile decisione è quello di incrementare dello 0,6%, e fino al 31 dicembre 2058, le entrate dirette dell’Unione europea (cioè le risorse proprie). Bruxelles deve infatti tamponare gli effetti della crisi economica provocata dalla pandemia di coronavirus e, di conseguenza, coprire le passività derivanti dall’emissione dei recovery bond”.

Secondo quanto riportato da ItaliaOggi, le nuove imposte messe in conto dall’Europa attraverso la Commissione avranno un gettito complessivo stimato in 22 miliardi di euro l’anno, quasi il 12% del totale delle entrate del bilancio Ue. “Secondo la proposta della Commissione, sulla carta ci sono quattro prelievi aggiuntivi. Il primo riguarda un’aliquota del 3% applicata sulla base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società. Si tratta di un insieme di norme comuni per calcolare gli utili imponibili delle varie società presenti nell’Ue. Ogni Stato, in sintesi, tasserà la quota degli utili di sua spettanza alla propria aliquota d’imposta nazionale (da non escludere l’introduzione di un’aliquota di prelivevo dell’Ue)”.

Conti alla mano, questa prima tassazione apporterà 12 miliardi di euro all’anno al bilancio dell’Unione. “Abbiamo poi una quota del 20% dei proventi dalle aste del sistema Ue di scambio delle quote di emissioni, il sistema alla base della politica europea in materia climatica. Gli Stati membri sono soliti mettere all’asta un dato numero di quote, acquistate in un secondo momento dalle società per compensare le loro emissioni di gas serra. Una parte dei guadagni ottenuti dalla messa all’asta di tali quote, potrebbe finire nel bilancio europeo. Apporto previsto: 3 miliardi di euro all’anno”.

Proseguiamo con la terza delle nuove tasse: “Il contributo nazionale basato sugli imballagi di plastica non riciclati. Questo contributo, versato da ciascuno Stato membro, sarà calcolato in relazione alla quantità di rifiuti di imballaggi di plastica che non saranno riciclati. Sul tavolo ballano circa 7 miliardi di euro, considerando un’aliquota di prelievo pari a 0,80 euro per chilogrammo. Infine arriviamo ai contributi basati sull’iva semplificata, con una riduzione dal 20 al 10% della percentuale trattenuta dagli Stati a titolo di spese di riscossione e un apporto al bilancio comunitario di 25 miliardi di euro annui”. Ecco l’Europa.

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