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Case all’asta, le cifre mostruose di una nuova piaga sociale. Gli italiani perdono tutto e le banche si ingrassano

Continua la battaglia contro l’incredibile aumento di case all’asta. Da qui a 5 anni più di un milione e mezzo di immobili andranno all’asta, continuando a mettere in seria difficoltà le famiglie che si ritroveranno a perdere la casa di proprietà e poi a dover continuare a pagare anche la banca creditrice, perché la vendita dell’immobile, a circa un terzo del valore di mercato, non basterà a estinguere il prestito. Come racconta oggi Patrizia De Rubertis in un dettagliatissimo articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, la beffa è complessa: “Vinti e vincitori sono certi. Da una parte gli italiani sul lastrico, anche senza colpa. Dall’altra il sistema bancario che, una volta che si accumulano le rate del mutuo insolute delle case, si affretta a vendere le ‘sofferenze’ ai fondi specializzati che poi affidano a un’altra società la svendita dell’immobile all’asta. Un sistema esploso nel 2018 e 2019 a causa della spinta imposta dalle normative europee agli istituti per liberarsi dei crediti deteriorati”.

Nel primo semestre del 2019, secondo i dati più attendibili forniti dalla Astasy (un soggetto privato legato al gruppo Gabetti), in tutto il 2018 si sono accumulate 245.100 esecuzioni immobiliari. Un incremento del 24% che significa ben 836 case poste all’asta ogni giorno. “I pignoramenti degli ultimi cinque anni – scrive De Rubertis – hanno coinvolto almeno 1,2 milioni di italiani. Fra loro ci sono anche tanti figli che ereditano i guai dei genitori, attività commerciali travolte dalla crisi, lavoratori autonomi che hanno il torto di ammalarsi. Anche le organizzazioni criminali approfittano del sistema come meccanismo perfetto per pulire il denaro sporco, dal momento che non sono previste verifiche antiriciclaggio”.

Giovanni Pastore, uno dei fondatori dell’associazione Favor debitoris che aiuta le famiglie indebitate, spiega che “il debitore è come il maiale per i contadini, non si butta via niente. E poi quel debito residuo viene a sua volta venduto, con una valutazione di circa 11% del valore nominale, alle società di recupero credito, specializzate nello spolpare le ossa”. Sul Fatto poi viene raccontata la storia di Giovanni Milesi, un imprenditore bergamasco, che per il ritardo di 60 giorni di due rate di mutuo si è visto strappare via la casa del valore di un milione. Immobile venduto all’asta a 110mila euro e ora messo sul mercato dal neo acquirente, un compratore francese, a 450mila euro.

Un prezzo che un giudice non ha considerato vile, perché lo scopo della vendita all’asta è ripagare il debito alla banca che per il signor Milesi ammonta ancora a 117mila euro. Come sintetizza Mirko Frigerio, ad di Astasy, “è un circolo vizioso burocratico per cui la giustizia è chiamata a essere giudice e boia dei debitori”. Un tempo le case erano il sogno degli italiani, ora sono l’incubo.

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