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Porte chiuse e telecamere spente: il caso Mps è diventato un segreto di Stato

C’è stato un tempo, neanche troppo remoto, in cui la parola “trasparenza” rientrava tra quelle urlate in piazza da un M5S che invocava un cambio di marcia per il Paese, con il cestinamento della vecchia casta politica come necessario punto di partenza. E c’è un presente, invece, in cui gli italiani si trovano ad assistere increduli al segreto assoluto con cui la Commissione d’inchiesta sulle banche, presieduta dalla grillina Carla Ruocco, ha deciso di gestire il caso della crisi Monte dei Paschi di Siena. Nessuno deve sapere, insomma, nessuno deve vedere. Queste sono le loghiche del Movimento 2.0.

Porte chiuse e telecamere spente: il caso Mps è diventato un segreto di Stato

Nelle scorse ore era prevista l’audizione dell’amministratore delegato del gruppo di Siena, Guido Bastianini, chiamato a spiegare i prossimi passi di un istituto che ha bruciato oltre 15 miliardi agli azionisti e che ora si trova impantanato in una crisi dalla quale non riesce a tirarsi fuori. Un disatro iniziato con l’acquisto da parte di Mps di Antonveneta, operazione scellerata benedetta da quel Mario Draghi che oggi viene issato a salvatore della patria da certi partiti. E proseguita fino all’ultimo, recente atto della condanna per aggiotaggio e false comunicazioni sociali degli ex vertici Alessandro Profumo e Fabrizio Viola.

Contro i due, pur ritenuti colpevoli dal Tribunale di Milano, Mps non intraprenderà però alcuna azione. Il motivo? Sarebbe stato interessante chiederlo a Bastianini, ma le porte dell’audizione sono state chiuse su richiesta dell’amministratore delegato, prontamente accolta da Ruocco. Con buona pace dei cittadini che attendevano sacrosante spiegazioni, che non arriveranno mai. E degli azionisti, che non hanno potuto avere chiarezza sul futuro di una banca alla quale nessuno sembra più volersi avvicinare, in attesa di un matrimonio con Unicredit che però viene puntualmente annunciato e poi rinviato a data da destinarsi.

Il tutto, si badi bene, con un notevole costo per le casse dello Stato: fra sottoscrizione dell’aumento di capitale del 2017 e rimborso agli obbligazionisti, il conto è già lievitato a quota 8 miliardi di euro, con tanto di ingresso del Tesoro nel capitale della banca del quale ora detiene il 64,2%. Considerando che il finale di questa storia è ancora lontano dall’essere scritto, il danno economico è destinato ad aumentare col passare delle settimane. Mentre sul presente, anche grazie al M5S, continua fitta una nebbia di silenzi e mezze verità.

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