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L’ex investigatore di Mani Pulite che oggi aiuta i truffati dalle banche

Tra le tante vittime del crac della Popolare di Vicenza, che hanno visto andare in fumo i propri risparmi da un giorno all’altro, c’è anche Franco Alberton. 62 anni, un tempo al comando del pool Mani Pulite e poi comandante dei vigili di Mussolente, nel vicentino. Il mondo gli è crollato improvvisamente addosso nell’aprile 2015, quando scoprì che i soldi messi da parte con fatica per una vita intera, 130 mila euro, se ne erano andati in fumo proprio per colpa di quella banca che si definivia amica e fidata. Un piccolo tesoretto che comprendeva anche le fatiche dei suoi genitori e quelle della sua famiglia.

Alberton ha vissuto momenti difficili. La depressione, la decisione di lasciare il lavoro, la pensione. Poi, la decisione di darsi da fare: aiutare chi, come lui, era rimasto coinvolto nel crac della Popolare di Vicenza. Al Corriere della Sera, l’ex investigatore di Mani Pulite ha così raccontato la sua nuova routine quotidiana: accompagna una donna in ospedale a Schio per fare dei controlli, fa la spesa per conto di un signore con difficoltà deambulatorie, sbriga faccende come le bollette, la posta, per conto di chi non riesce a districarsi da solo in mezzo alle scadenze.

“Persone oneste e semplici – ha raccontato Alberton – che non potevano sapere cosa c’era dietro gli investimenti che facevano. Si fidavano del funzionario che conoscevano e, come me, gli davano i loro risparmi. Dieci, venti, trentamila euro, messi da parte con tanti sacrifici”. Rimasti soli, in molti hanno iniziato a vedere in lui un punto di riferimento. In totale, i soci travolti dal crac dell’istituto sono 117 mila, “un’ecatombe” come l’ha definita Patrizio Miatello, legale che rappresenta oltre 10 mila truffati in attesa ancora di giustizia.

Nei giorni scorsi, il tribunale di Vicenza ha condannato per il crac i vertici dell’istituto, tra cui il patron Giovanni Zonin per il quale è stata stabilita una pena di sei anni e sei mesi per il buco da 7 miliardi di euro alle sue spalle. Nel frattempo è nato il Fir, il Fondo istituito nel 2019 dal governo gialloverde per restituire i soldi andati in fumo ai risparmiatori fregati dalle banche. Peccato, però, che a oggi siano stati pagati soltanto 45 milioni di euro a fronte di un totale di 1,5 miliardi messi a disposizione del fondo. Di questo passo, c’è il rischio che in molti non ottengano mai giustizia.

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