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Italiani in vacanza? Macché: “Non ci sono i soldi”. I dati impressionanti: quanti rinunciano

Iniziano a vedersi sempre più evidenti gli effetti di una gestione folle della crisi innescata dalla pandemia. Tra chi ha perso il lavoro e chi non ha ricevuto i giusti aiuti, l’Italia è un paese disastrato. Il turismo avrebbe dovuto – con l’arrivo dell’estate – innescare la ripartenza. Ma i geni che muovono i fili e che stanno al vertice non hanno calcolato che i cittadini ridotti alla fame di certo non andranno in vacanza. E il dato è enorme, fa quasi paura: 1 italiano su 2 rinuncia alle vacanze. Il motivo? Semplice: “Non ci sono i soldi”. Chi riuscirà a fare le vacanze lo farà per non più di due settimane. (Continua a leggere dopo la foto)

Lo rileva l’Istat in un’indagine “ad hoc” – ripresa da affaritaliani.it – sulle intenzioni degli italiani di effettuare vacanze. “La maggioranza degli intervistati prevede di trascorrere un periodo di vacanza, tra giugno e settembre, in una località diversa da quella di residenza: con certezza il 22,3% e probabilmente il 27,8%; sommando le due percentuali si arriva al 50,1%. Un terzo degli intervistati, al contrario, è certo che non andrà in vacanza”. (Continua a leggere dopo la foto)

A livello territoriale, emerge un divario tra Nord e Mezzogiorno del Paese: “La quota di coloro che hanno intenzione di andare in vacanza passa dal 59,7% dei residenti nel Nord-ovest al 39,1% dei residenti nel Mezzogiorno (considerando la somma delle incidenze stimate per le modalità di risposta “Certamente sì” e “Probabilmente sì”). Nel Nord-est e nel Centro le percentuali sono simili al Nord-ovest e pari, rispettivamente, al 55,2% e al 51,0%”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il quadro si ribalta per le risposte relative a coloro che non intendono effettuare una vacanza: le percentuali sono prossime al 50% nel Centro-nord e al 60,8% nel Mezzogiorno. Tra i motivi per cui non sarà possibile andare in vacanza, spiega l’Istat, su tutto il territorio nazionale prevale la mancanza di risorse economiche (32,7%) anche se la percentuale è più marcata nel Mezzogiorno (38,7%) rispetto al Centro (25,9%) e al Nord del Paese (Nord-ovest 28.8% e Nord-est 30,7%).

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