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“Un ministero della sovranità nazionale”. Mentre noi serviamo la Ue c’è chi in Europa fa sul serio

La Francia punta al sovranismo. La notizia passerebbe in sordina se il Presidente eletto fosse stata Marine Le Pen, invece ecco la mossa di Macron e del suo Governo per tutelare gli interessi nazionali, in previsione della crisi che verrà. Tra le priorità grano, materie prime e cyber, ma anche la conquista di pezzi della Difesa Ue e italiana.
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I ministeri della sovranità

Il rieletto Presidente della Francia, Emmanuel Macron, si appresta a varare il nuovo esecutivo guidato da Elisabeth Borne. Tre conferme (Bruno Le Maire, Gerald Darmanin all’Interno ed Erci Dupond Moretti alla Giustizia) e qualche novità. L’ex ambasciatrice in Italia Catherine Colonna passa agli Esteri e l’ex magistrato Isabelle Roma alla Parità di genere. Ci sono, però, dei cambiamenti che spiccano molto più di altri, non tanto nei nomi, piuttosto nella dicitura dei ministeri. Le Maire sarà a capo non più del Ministero dell’Economia, della Finanza e del Rilancio, ma quello dell’Economia, delle Finanze e della Sovranità industriale e cibernetica. Marc Fesneau prenderà il posto di Julien Denormandie, diventando il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare.
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Uno schiaffo alla retorica

Un vero e proprio schiaffo alla retorica europea e a quella tutta italiana dei Dem nostrani, che vorrebbero la cancellazione di qualsiasi tipo di identità nazionale in favore del selvaggio globalismo. D’altro lato, la Francia ha sempre portato avanti una politica di forte sovranità, ma ora Macron ed il suo governo hanno deciso di fare un notevole balzo in avanti. Come riportato da La Verità, sulla questione cibo la Francia già dal 2018 studia fondi per sostenere i produttori locali, mentre nel 2020 ha speso ben 1,2 miliardi a favore di mattatoi, allevamenti, studi di rimboschimento per aiutare i piccoli produttori e sviluppo della catena del fresco. Lo scorso anno la politica francese stava già studiando un piano di resilienza, col fine di sostenere i contadini dei piccoli capoluoghi.
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Piccoli passi

I tempi cambiano ma i concetti rimangono. Con l’arrivo della guerra, Parigi ha inviato una missiva per Bruxelles con l’intento di farsi autorizzare l’uso delle terre messe a maggese per motivi ecologici. Si tratta del 4% dei terreno coltivabili. Un 4% che compenserà di un 15% l’importo di grano e altre materie prime dell’Ucraina. Piccoli passi, certo, ma molto importanti per correre ai ripari prima che la tempesta perfetta si scateni sull’Europa il prossimo inverno. La Francia, comunque, non è l’unico Paese ad essere previdente. Lo stesso Joe Biden l’altro ieri ha stanziato 5 miliardi per combattere la carenza di cibo prevista, inserendo il capitolo di spesa nei complessivi 40 miliardi di aiuti all’Ucraina.
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Il mercato dice “recessione”

Il rischio di una recessione globale è sempre più concreto e i mercati lo testimoniano. Non solo con le Borse in forte correzione ma una con pioggia di vendite anche su bond, anche quelli protetti dal rischio inflazione, metalli, oro, crypto asset. L’indice mondiale delle Borse Msci world è caduto dell’1,5% la scorsa settimana, oltre il 5% a maggio e il 18% da inizio gennaio. Oggi, nel periodo in cui lo spread Italia-Germania è salito da 130 a 200 punti base, il rendimento del treasury decennale americano è raddoppiato: dall’1,5 al 3%. Le quotazioni dell’oro, dai picchi di oltre 2.000 dollari allo scoppio della guerra, sono in ritirata, sotto 1.800 dollari. Ad ogni modo, i crolli di questi ultimi giorni, così come i valori dell’inflazione, derivano dal post pandemia e dalla contrazione della supply chain cinese. Gli effetti della guerra avranno effetti inflattivi che ancora dobbiamo sperimentare. Complice l’impossibilità nel reperire ciò che sta alla base della crescita del Pil. Vale per l’acciaio come per il grano o il rame, per non parlare del gas. Ecco spiegato perché la Francia ha deciso di costruire tali “barriere” lungo i propri confini.
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Gli asset strategici

Anche il termine «sovranità industriale e cibernetica» non lascia spazio a dubbi. Va da sé che l’intenzione di Parigi è quella di non accettare che aziende non francesi sviluppino programmi fondamentali per la sicurezza nazionale. Vale per gli aerei, i carrarmati e la cybersecurity. Senza contare il delicato nodo del business dei satelliti. Campo nel quale Parigi cresce, mentre noi perdiamo quel poco terreno che ci era rimasto da presidiare. Drs infatti, la controllata americana di Leonardo, ha appena venduto la propria partecipazione in Advanced Acoustic Concepts (Aac) a Tdsi del gruppo Thales. Solo a marzo, Leonardo aveva venduto anche Ges, il più grande fornitore di comunicazioni satellitari commerciali per il governo Usa. Il numero uno di Leonardo, Alessandro Profumo, ha
giustificato la cessione con l’intento di focalizzarsi su altri business. Peccato che ciò potrebbe rivelarsi un enorme errore a favore dei francesi e della loro «sovranità industriale».
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La sovranità come unica via di salvezza

Dunque, la sovranità, quella parolina magica che tanto spaventa la politica italiana; la ragion d’essere di Italexit con Paragone e di tutti i suoi sostenitori, sembra in realtà essere la via prediletta di chi, alla fine, i propri interessi li ha sempre tutelati, in un modo o nell’altro. Che il recupero della sovranità e dell’autosussistenza sia una priorità ormai è chiaro. È assolutamente necessario svincolarsi dalle trame insane del globalismo selvaggio per tornare a valorizzare il proprio territorio ed i propri asset (quelli che i nostri cari liquidatori non hanno ancora svenduto), altrimenti sarà difficile, se non impossibile, sopravvivere all’ennesima crisi che ci si prospetta davanti.

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