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Tariffe telefoniche, ecco come “ci fregano”. Le società di telefonia sotto accusa. Cosa stanno facendo

Pubblicato il 25/01/2023 09:57 - Aggiornato il 25/01/2023 11:23

“Quello delle comunicazioni è un settore vitale per il Paese: riveste un ruolo strategico nello sviluppo, nella democrazia, nonché si configura come un servizio universale e quindi indispensabile per i cittadini/consumatori, per questo richiede un’attenzione particolare e scelte strategiche nell’interesse dell’intera collettività”. Inizia così l’accorato appello di Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Udicon, le associazioni dei consumatori, rivolto a Governo e Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) contro una manovra annunciata da Tim e Wind Tre di rincari automatici legati all’inflazione. Un aumento delle tariffe per gli utenti che potrebbe toccare il 5%. Un ulteriore salasso che va ad aggiungersi ai costi delle vita sempre più alti, tra caro energia, bollette stellari e spesa al supermercato carissima. Ma cosa sta succedendo con le tariffe telefoniche? Con quale meccanismo verranno “fregati” gli italiani? (Continua a leggere dopo la foto)

>>> Undici milioni di italiani senza posta elettronica. Cosa sta succedendo?

Va detto che la cosa riguarda in particolar modo gli operatori Tim e Wind Tre, i quali per la prima volta nella storia hanno previsto, a partire dal 1° gennaio 2024, di modificare in qualsiasi momento le tariffe applicate ai loro servizi, adeguandoli al tasso annuale di inflazione Istat. Questo è già negli attuali contratti, che darebbero loro la possibilità di attuare un incremento minimo fisso del 5%, anche in caso di tasso di inflazione inferiore, o maggiorato comunque del 3,5%. Le associazioni fanno sapere che gli operatori avrebbero giustificato gli aumenti a fronte di una forte crisi che sta investendo il settore a causa di eccessivi costi infrastrutturali ed energetici, tale da mettere in serio rischio la sostenibilità economica delle stesse imprese. Dunque, come funziona il meccanismo? L’Istat certifica il tasso di inflazione, e sulla base di quello le aziende, unilateralmente, potranno apportare rincari sui costi del singolo utente. (Continua a leggere dopo la foto)

Si legge nella lettera delle associazioni che hanno raccolto il malcontento degli utenti: “La variazione contrattuale così applicata limita la libera scelta del consumatore di disdire senza costi il contratto, in quanto esclude che si tratti di una modifica contrattuale unilaterale. “Il comportamento assunto dalle aziende sopra indicate è ritenuto dalle scriventi Associazioni un’azione gravissima che, violando le norme di tutela e i contratti sottoscritti, danneggia fortemente il consumatore, al quale si vorrebbe imporre senza possibilità di difesa un’interpretazione arbitraria delle regole, ma che, comunque, squilibra il mercato delle TLC, provocando danni in tutto il comparto”. (Continua a leggere dopo la foto)

Non ci si trova, dunque, di fronte a dei semplici adeguamenti tariffari, ma a problematiche che investono le politiche aziendali e, di conseguenza, le politiche economiche del Paese. Da qui le due richieste, a governo e Agcom: “1: Eliminare gli aumenti tariffari; 2: aprire un Tavolo Tecnico con tutti gli attori del comparto delle TLC, che coinvolga le Associazioni dei Consumatori, per individuare le cause che hanno spinto le principali aziende nazionali di TLC a scaricare in modo strutturale sui consumatori le loro perdite economiche e individuare, nel contempo, le soluzioni per un rilancio del settore”.

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