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I piccoli artigiani disperati: “O rubi o ti ammazzi”. Le storie di chi ha pensato al suicidio

Ogni giorno al lungo elenco di morti per coronavirus si aggiunge un altrettanto drammatico elenco di persone che si tolgono la vita. Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini e donne disperati per la condizione economica e lavorativa. Imprenditori, piccoli artigiani, dipendenti licenziati. “Non lavorando, le soluzioni sono tre: chiedere aiuto agli amici, rubare o suicidarsi”. Già, il suicidio… Ed è questa la frase scioccante che un fabbro romano, colpito gravemente dall’emergenza coronavirus, ha detto a Andrea Pegoraro durante un’intervista per Il Giornale.

E nel pezzo di Pegoraro sono racchiuse tante altre storie simili, come quella di un falegname e di un giardiniere che hanno ugualmente pensato al gesto estremo di togliersi la vita. Si legge nell’articolo: “Rappresentano tre casi emblematici di una categoria, quella dei piccoli artigiani, già in condizioni precarie prima dell’epidemia, che hanno avuto il colpo di grazia con il Covid-19. Ricordiamo che ieri si è verificato il primo suicidio a causa dell’epidemia. Un imprenditore di 57 anni si è impiccato all’interno della sua azienda nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, nel Napoletano”.

Giorgio Del Grosso è un fabbro messo in ginocchio dal coronavirus. L’uomo vive da solo, non ha una casa e dorme all’interno del suo laboratorio dove si occupa di interventi su porte blindate, inferriate, infissi, cambi serratura. Dice a Il Giornale: “Da marzo la situazione è diventata disastrosa. Paga 900 euro al mese di affitto più le altre spese. In questo periodo mi hanno aiutato gli amici. Non lavorando, le soluzioni sono tre: chiedere aiuto agli amici, rubare o suicidarsi – sottolinea l’uomo -. La realtà dei fatti è questa e non ci sono tante alternative. Non lavori per due mesi, le spese vanno avanti, non hai un centesimo. O qualcuno ti dà una mano, altrimenti che fai?”.

E il bonus da 600 euro? Nemmeno l’ombra. Tra i casi drammatici ci sono anche quelli di un falegname e di un giardiniere. Entrambi hanno confessato al Giornale di aver pensato al suicidio perché si sono trovati in condizioni economiche molto gravi. I due uomini sono stati seguiti dall’Arcat (Associazione Regionale Club Alcologici Territoriali) Lazio su segnalazione dei familiari. Lorenzini – dell’Arcat – sottolinea l’importanza dello sportello di ascolto e dei gruppi, un servizio fondamentale svolto anche grazie al volontariato: “Di richieste ne arrivano tantissime, anche di persone che dicono di volersi ammazzare”.

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