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Spiagge, la rabbia dei balneari: “Siamo disperati. Vogliamo sapere se domani apriremo oppure no”.

Pubblicato il 10/05/2024 11:55 - Aggiornato il 10/05/2024 11:56

Si alza una voce sola dal mondo degli operatori balneari, schiacciati fra potere politico e giustizia amministrativa. Al centro della discussione, ancora una volta, l’applicazione della direttiva Bolkestein e le incertezze su futuro delle concessioni, che in teoria dovrebbero durare fino al 2035. “Qui siamo istigati alla violenza o al suicidio”, denuncia con toni molto forti Franco Paonessa, imprenditore di Squillace, durante la riunione di Assobalneari a Lamezia, in Calabria. L’applicazione della Bolkestein è una spada di Damocle che pende sulla testa degli operatori del settore. Perché azzera le concessioni demaniali e mette a rischio il futuro di tanti imprenditori, che rischiano di perdere anni di investimenti e di vedere le loro concessioni cannibalizzate dai grandi gruppi stranieri. (continua dopo la foto)

“Io domani apro o non apro?”, si domanda Paonessa, dando voce a un’intera categoria. “Questo vogliamo sapere. Apriamo o non apriamo? Io ho una concessione fino al 2033. Ho avuto un primo stabilimento portato via dalla politica, il secondo dal mare, il terzo bruciato. Ancora una volta devo subire l’umiliazione di dovermi prostrare per scoprire se domani mattina potrò aprire o se dovrò rimanere chiuso”. Per poi concludere: “Noi siamo persone per bene, vogliamo solo lavorare e non ci interessa se al governo c’è la destra o la sinistra”. Paonessa non è solo. Quello dei balneari è un coro che si solleva in tutta Italia. Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia, porta il discorso in un ambito più istituzionale: “Abbiamo un tavolo tecnico che ha determinato, con nove ministeri, che la risorsa spiagge in Italia non è scarsa”, spiega. (continua dopo la foto)

“La normativa va applicata in maniera corretta”, prosegue Licordari. “Le gare si fanno solo quando la risorsa è scarsa. Il cuore della questione è lo scontro fra il potere legislativo e il potere della giustizia amministrativa che ci offre sentenze contrastanti. Perché il Tar di Bari dice che le concessioni fino al 2033 sono valide”. Per Giuseppe Rinaldi, di Cassano allo Jonio, il problema è la confusione “che è tanta e genera l’impossibilità di prendere una decisione in termini di investimento. Oggi siamo vivi, ma lo saremo ancora domani o arriverà un’altra sentenza a cambiare tutto? Non so rispondere, so soltanto che oggi lottiamo per la sopravvivenza”. “Molti di noi hanno rifiutato prenotazioni per comunioni e battesimi”, conclude ancora Paonessa. “Come apriamo ci mettono le manette come i peggiori delinquenti. Aspettiamo che l’amministrazione comunale decida cosa fare: anche il Comune non sa cosa fare, ma le nostre concessioni sono valide fino al 2033”.