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“Solo il 2,9% dei morti è davvero per Covid”: Bechis aveva ragione, con tante scuse dall’Ordine dei giornalisti

Pubblicato il 09/03/2022 15:46

Era stato segnalato all’Ordine dei giornalisti, accusato di aver fornito informazioni tendenziose e di aver generato confusione intorno ai reali numeri dei decessi causati dal Covid in Italia. Invece, a quanto pare, Franco Bechis non si era inventato niente, anzi. Secondo il collegio di disciplina del Lazio, chiamato a esprimersi sul caso a seguito di un esposto in merito, l’ex direttore del Tempo si sarebbe limitato a riportare la verità, senza violare in alcun modo il Testo unico dei doveri del giornalista. Una decisione che, oltre a far sorridere il diretto interessato, fa ancora una volta riflettere sulla reale portata della pandemia.

Come raccontato da Patrizia Floder Reitter sulle pagine della Verità, l’Ordine dei giornalisti ha spazzato via ogni insinuazione sull’operato di Bechis, che in un articolo del 21 ottobre 2021 aveva espresso dubbi sul sistema di classificazione dei decessi portato avanti dall’Iss, l’Istituto Superiore della Sanità. L’allora direttore del Tempo si era limitato, secondo il collegio, a “riportare i numeri giusti, dichiarando che solo il 2,9% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe dovuto al Covid-19”.

Dei 130.468 decessi ufficialmente registrati, quindi, sarebbero da ricondurre realmente al virus soltanto 3.783 casi. Affermazioni che avevano portato a una segnalazione nei confronti di Bechis, acccusato di aver “seguito un ragionamento completamente infondato e di aver interpretato il rapporto Iss sminuendo la gravità delle conseguenze della pandemia”.

Eppure, secondo l’Ordine, i conti tornano: “Gli altri italiani che hanno perso la vita avevano da una a cinque malattie, che secondo l’Iss lasciavano dunque loro poca speranza. Addirittura il 67,7% avrebbe avuto insieme più di 3 malattie in contemporanea. Ancora oggi, non è stata fatta del tutto chiarezza sui criteri con cui alcuni decessi vengono classificati come “per Covid”, tanto che le polemiche in merito, col passare dei mesi, sono aumentate.

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