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M5S, in Sicilia scoppia la guerra: “No alla ricandidatura di Cancelleri alla presidenza”

La base non ci sta. E dice no alla ricandidatura di Giancarlo Cancelleri alla presidenza della Regione Siciliana in vista delle elezioni del 2022. L’annuncio del terzo tentativo di scalata a Palazzo d’Orleans ha suscitato più di un malumore tra i grillini siciliani e non solo. A bocciare la nomination dell’attuale viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, sconfitto nel 2012 da Rosario Crocetta e nel 2017 da Nello Musumeci, è – come riporta ilsicilia.it – la componente di Taormina del Movimento Cinque Stelle, attraverso la voce di Rosario Puglia, esponente della “prima ora” del M5S in Sicilia.

“Per fortuna questo weekend si sono tenuti gli Stati Generali del M5S – ha affermato Puglia -. Non è possibile che dopo aver passato 10 anni dicendo che la politica non deve trasformarsi in un lavoro fisso, adesso Cancelleri si riproponga e si prenoti nuovamente, dopo aver fallito due volte per la candidatura a presidente della Regione. Ho partecipato ai tre incontri siciliani per formare un documento da portare a Roma, – aggiunge Puglia – la totalità degli attivisti erano tutti uniti nel condividere il punto essenziale che il vincolo dei due mandati non bisogna modificarlo”.

Continua Puglia: “Ok a trasformare il M5S in partito, ma certi principi non possono essere messi da parte. E sinceramente Cancelleri per la terza volta.. no”. Puglia non fa mistero delle sue forti perplessità: “Soprattutto se adotteranno la coalizione tra partiti ed una fantomatica ‘lista Cancelleri Presidente'”. Intanto auspica che “la politica non diventi posto fisso. Questa è l’idea che gli attivisti siciliani hanno espresso in questo mese di discussioni e ciò che è uscito fuori degli Stati Generali conclusi ieri”.

Anche perché sembra che per Cancelleri le regole interne non valgano. E tanti altri gruppi, proprio in Sicilia, in queste ore ricordano la sua carriera, caratterizzata da un costante disinteresse verso i principi e le regole del Movimento: “Eletto la prima volta, fa eleggere la sorella, in barba alle tematiche anti casta e anti nepotismo. Si ricandida nel 2017, perde per colpa sua per via di scelte deleterie come quella della designazione di un ex forzista quale assessore regionale, oggi suo collaboratore. Impone la sua candidatura a vice presidente ARS. Poi lascia perché vuole andare a fare il Viceministro, in barba al fatto che non si può lasciare un ruolo per un altro. Adesso, fregandosene dei due mandati, dice che si candida di nuovo”.

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