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Sicilia, il dirigente “anti-fannulloni” impallinato (anche per colpa dei 5 Stelle)

Una situazione che ha fatto schizzare verso l’alto l’asticella della tensione in Sicilia e che rischia di avere ripercussioni anche sul governo giallorosso, quella che ha visto il dirigente generale dell’Energia Salvatore D’Urso, detto Tuccio, costretto a rassegnarsi alla pensione dopo la bocciatura della norma che gli avrebbe consentito di prolungare il suo incarico. E invece, con voto segreto, l’assemblea regionale ha impallinato la norma che avrebbe consentito al manager di rimandare l’appuntamento con la scadenza del suo mandato, prevista per il 2020. Uno sviluppo imprevisto che ha fatto e farà discutere parecchio.

Sicilia, il dirigente "anti-fannulloni" impallinato (anche grazie ai 5 Stelle)

D’Urso era stato protagonista nei giorni scorsi di un duro sfogo contro i dipendenti regionali, additati come “fancazzisti”, e si era intestato la battaglia per la revoca delle ferie d’agosto così da non fermare la macchina amministrativa in un periodo così delicato. Inoltre, è il responsabile unico del procedimento che riguarda la realizzazione del centro direzionale della Regione in via Ugo La Malfa, a Palermo, dove saranno trasferiti assessorati e dipartimenti. Un’operazione dal valore di 425 milioni di euro.

Sicilia, il dirigente "anti-fannulloni" impallinato (anche grazie ai 5 Stelle)

L’idea di una possibile proroga di altri tre anni del mandato di D’Urso aveva diviso fin da subito tanto la maggioranza quanto l’opposizione. A schierarsi contro erano stati in particolare gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, che avevano parlato di una norma “ad personam” pensata appositamente per prolungare l’avventura del dirigente. Alla fine è arrivata la sentenza: bocciatura con un totale di 26 voti favorevoli e 30 contrari.

Sicilia, il dirigente "anti-fannulloni" impallinato (anche grazie ai 5 Stelle)

Un esito che ha lasciato visibilmente amareggiato il diretto interessato, che ha commentato: “Alla fine ha vinto il partito dei fancazzisti”. In Aula era presente anche il governatore Nello Musumeci, che nei giorni scorsi aveva applaudito D’Urso e che con la sua partecipazione sperava di scoraggiare eventuali tiri mancini. Niente da fare: la frittata è stata fatta, nonostante qualche protesta sulla validità del voto (polemica sulla partecipazione di Francesco Cappello del M5S, ufficialmente in congedo). E alla fine al “Dirigente anti-fannulloni” non resta che rassegnarsi alla pensione anticipata, spinto dai grillini.

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