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Il pediatra Serravalle: “Vaccini ai bambini? Impossibile quantificare il rischio miocardite”

Pubblicato il 22/11/2021 10:17

Il dottor Eugenio Serravalle, pediatra specializzato in Pediatria Preventiva e Puericultura e Patologia Neonatale e Presidente di ASSIS (Associazione di studi e informazione sulla Salute), in una lunga intervista rilasciata a Francesco Santoianni per L’Antidiplomatico, è intervenuto sul tema caldissimo del vaccino ai bambini, ora spinto in tutte le salse dal governo pur non avendo dati a basi scientifiche per avallarlo a così a cuor leggero. Il governo ha infatti ritirato fuori la bufala della “immunità di gregge” (impossibile ad ottenersi con questi vaccini e questo virus) e intanto attraverso il solito terrorismo mediatico cerca di imporre i vaccini proprio ai bambini, malgrado da più parti del mondo stiano arrivando allarmi sul rischio (tra le altre patologie) di miocarditi. Spiega dunque Serravalle: “Mi permetta di illustrare questa questione partendo da una tabella, che si è subito conquistata notorietà sui media e pubblicata nella recente pubblicazione dell’ISS ‘Epidemia COVID-19 – Aggiornamento nazionale – 3 novembre 2021′”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Ovviamente – spiega Serravalle – in questa tabella e nell’intera pubblicazione non viene detto se i ‘deceduti’ under 19 riportati erano ‘morti per Covid’ o se erano positivi a tampone e già affetti da gravi patologie, che avrebbero comunque determinato, ben presto, la morte. Del resto si direbbe che le recenti pubblicazioni dell’ISS (a differenza di quelle di un anno fa quando ancora non si parlava di vaccini ai minori) si preoccupano di questa eventuale concomitanza per tutte le fasce di età, tranne che per quella under 16. Tra l’altro ritengo profondamente sbagliato in una pubblicazione ufficiale riportare questa tabella in quanto ogni genitore che la legge finisce per allarmarsi immaginando che anche suo figlio, pur perfettamente sano, potrebbe rientrare nei casi della terza colonna. Ben diverso sarebbe stato se si fosse riportata anche la percentuale di letalità”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Si sarebbe segnalato così per il Sars-Cov-2 questa è bassissima (0,0045) tra gli under 19; così bassa da non giustificare l’inoculazione di un vaccino del quale non si conoscono gli effetti a medio e lungo termine, mentre già cominciano ad essere noti quelli, già gravi, a breve termine”. Secondo la narrativa ufficiale, però, vaccinare i bambini renderebbe più difficile la circolazione del virus. Replica Serravalle: “La suscettibilità all’infezione nei ragazzi sotto i 20 anni è circa la metà rispetto a chi ha più di 20 e non è affatto scontato che, vaccinando i minori, migliori l’immunità di gregge, anche perché appare sempre più evidente che l’infezione da Sar-Cov-2 sviluppa una immunità molto più duratura di quella prodotta dalla vaccinazione. Tra l’altro, la credenza che siano i bambini a contagiare gli adulti andrebbe ribaltata. Uno dei più completi studi a riguardo ha evidenziato che nelle famiglie con almeno un bambino o un genitore positivi, la combinazione genitore sieropositivo con bambino sieronegativo è stata 4,1 volte più frequente del contrario”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il parere di Serravalle sull’attuale allarme inerente la Sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C) è questa: “In generale va detto che nei bambini il Covid si manifesta con un quadro clinico più favorevole rispetto all’adulto; e nei casi in cui si è manifestata una polmonite lieve, unilaterale o bilaterale, il ricovero in terapia intensiva (ICU) si è reso necessario solo nel 4% dei casi. Per quanto riguarda la sindrome infiammatoria multisistemica, temporalmente correlata a COVID-19 (MIS-C), è una sindrome iperinfiammatoria che si presenta tipicamente da 3 e 6 settimane dopo l’esposizione a SARS-CoV-2 in pazienti generalmente negativi al tampone nasofaringeo con RT-PCR ma con sierologia positiva. Questa associazione temporale e il basso tasso di positività della PCR suggeriscono che lo stato infiammatorio con disfunzioni di organi sia sostenuto da un meccanismo postinfettivo piuttosto che dall’infezione virale acuta. La sindrome infiammatoria multisistemica correlata a COVID-19 (MIS-C) ha un’incidenza modesta (3,16 su 10.000 bambini infettati con Sars-CoV-2 negli USA, dove colpisce soprattutto bambini neri, ispanici e asiatici) e non è chiarito se le vaccinazioni la evitino. Ad esempio, il Comitato congiunto del Regno Unito sulla vaccinazione e l’immunizzazione ha dichiarato il 3 settembre, sulla base dei dati provenienti da Regno Unito, Canada e Stati Uniti”. (Continua a leggere dopo la foto)

Molti “esperti” in Italia assicurano che i bambini non rischiano nulla dai vaccini anti-Covid essendo stati questi ampiamente testati. Serravalle non è d’accordo: “Francamente non capisco dove tanti ‘esperti’ trovino queste certezze. Soprattutto dopo un vaccino di qualche anno fa, il Pandemrix contro l’influenza suina, idolatrato da tanti ‘esperti’ – tra i quali Fauci – e che, invece, ha provocato 1.300 casi di narcolessia in bambini e adolescenti europei. Per quanto riguarda gli attuali vaccini anti-Covid va detto che gli studi clinici pediatrici sono di dimensioni troppo piccole per quantificare il rischio di miocardite post-vaccino ed è impossibile quantificare il rischio della maggior parte degli altri eventi avversi. Tra l’altro, la FDA ha riconosciuto, nella sua lettera di approvazione a BioNTech, c/o Pfizer il 23 agosto, di non essere in grado di valutare i ‘noti gravi rischi di miocardite”. (Continua a leggere dopo la foto)

Si leggeva infatti: “Abbiamo stabilito che un’analisi degli eventi avversi post-marketing spontanei riportati ai sensi della sezione 505(k)(1) della FDCA non sarà sufficiente per valutare i gravi rischi noti di miocardite e pericardite e identificare un grave rischio inaspettato di miocardite subclinica”. Inoltre, conclude Serravalle, “il sistema di farmacovigilanza che la FDA è tenuta a mantenere ai sensi della sezione 505(k)(3) della FDCA non è sufficiente per valutare questi gravi rischi… Pertanto, sulla base di dati scientifici appropriati ” in pratica la FDA ha dichiarato a BioNTech-Pfizer, poiché essa non è stata in grado di valutare il rischio di miocardite, che si aspettava che lo facesse BioNTech-Pfizer. La FDA vuole che i rapporti finali di Pfizer sulla miocardite siano presentati nel 2024 e nel 2025″.

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