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Scandalo mascherine, indagati anche dei funzionari pubblici

Un’indagine iniziata a fine estate, quella sull’acquisto di mascherine cinesi di qualità scadente e arrivate in Italia grazie al contribuito di una serie di imprenditori non proprio affidabili. E che sembra arrivata a un punto di svolta: secondo La Verità, infatti, sarebbero emersi nuovi filoni, con le ipotesi di reato che non si limiterebbero più a traffico illecito di influenze e ricettazione e un numero di indagati cresciuto rispetto agli otto iniziali. Tra questi, anche “uno o più pubblici ufficiali, una notizia che potrebbe far tremare i polsi a diversi dirigenti e funzionari della struttura commissariale”.

Scandalo mascherine, indagati anche dei funzionari pubblici

Occhi puntati anche su chi ha rilasciato le certificazioni delle mascherine sulla base della documentazione cinese, senza effettuare altri i controlli. Con il risultato, ennessimo capolavoro della gestione Arcuri dell’emergenza, di importare e distribuire in Italia delle protezioni prive delle adeguate capacità di filtraggio. L’ipotesi di reato iniziale avanzata dagli investigatori era quella di corruzione, ora però si seguono anche piste come la frode nelle pubbliche forniture. Oltre alla scarsa qualità, si ipotizza l’acquisto a prezzo diverso (e più alto) rispetto a quello di mercato. Un’operazione che, in totale, era costata la bellezza di 1,25 miliardi di euro per 801 milioni di mascherine.

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Scandalo mascherine, indagati anche dei funzionari pubblici

Di questo tesoretto, 72 milioni di euro sarebbero finiti nelle tasche dei broker in contatto con Arcuri, “forse di più a voler credere ad alcune mail di maggio e giugno rinvenute dagli investigatori durante le perquisizioni del 4 dicembre in cui l’ecuadoriano Jorge Solis e il cinese Zhongkai Cai facevano riferimento a 203 milioni, ovvero il 16,24% del totale, escludendo un’ulteriore fetta che Cai avrebbe trattato direttamente con le società di import export di Pechino, soldi che non sarebbero mai giunti in Italia”.

Scandalo mascherine, indagati anche dei funzionari pubblici

Il 9 novembre 2020 erano stati iscritti lo stesso Arcuri il dirigente Invitalia Antonio Fabbrocini tra gli indagati per corruzione. A dicembre, l’ipotesi di reato per sei indagati era diventata traffico illecito di influenze, mentre per Arcuri e Fabbrocini era stata chiesta l’archiviazione che, però, non è ancora arrivata. Nel frattempo, la trasmissione Fuori dal Coro ha dimostrato come le mascherine acquistate lasciassero passare il 30% o il 50% delle particelle anziché il 6%. Di questi dispositivi sono state distribuite nel nostro Paese 3 milioni di unità, anche se non è chiaro chi li sta al momento utilizzando.

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