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Siamo già in razionamento e non lo sapevamo: cosa non è stato detto agli italiani

Pubblicato il 14/09/2022 08:52

La parola d’ordine di questi tempi è razionamento. E se gli italiani pensano che è una questione da affrontare tra un po’, si sbagliano di grosso. In realtà il razionamento dell’Ue in Italia è già in corso. Il caro bollette, infatti, ha già provocato un forzato auto-razionamento da parte delle imprese che consumano più gas ed elettricità, come acciaierie, cementifici, vetrerie, cartiere, ceramica. Secondo i dati di Terna (la società pubblica che gestisce la rete elettrica) – ripresi dal Fatto Quotidiano – “nel mese di agosto l’Italia ha consumato 25,9 miliardi di kWh di energia elettrica, in calo annuo del 2,6%, ma il dato destagionalizzato e corretto dall’effetto della temperatura è in calo del 3,6%. Ma per le aziende energivore hanno segnato addirittura -15,2%”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ad agosto la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’89,3% con la produzione nazionale e il 10,7% dall’import. “Le rinnovabili hanno coperto il 34,5% della domanda. Il Pun, il Prezzo unico nazionale della Borsa elettrica, che ad agosto 2021 era di 112,4 euro/MWh, un anno dopo era di 543,15. Il metano, che nel 2021 costava 0,2 euro/MWh, il 26 agosto di quest’anno ha toccato i 339 euro, per poi scendere sotto i 200”. Per forza, dunque, le aziende hanno dovuto procedere con il razionamento. Abbandonate da Draghi e dall’Europa, ora migliaia di posti di lavoro sono a rischio. Per il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, “ogni agosto le imprese siderurgiche programmano fermate di alcuni giorni per effettuare manutenzioni straordinarie. Ma l’ultimo non è stato paragonabile: i prezzi proibitivi dell’energia hanno costretto alcuni a fermate prolungate o a slalom per produrre solo nelle ore meno antieconomiche”. (Continua a leggere dopo la foto)

Per Walter Da Riz, direttore di Assovetro, “non ci possiamo fermare sennò i forni si distruggono: chi può rallenta la produzione o riorganizza i cicli. Ma i prezzi dell’energia sono insostenibili. Il calo della produzione rischia però di portare il Paese alla recessione e di scatenare nuova disoccupazione. La Commissione europea intanto lima i dettagli del piano per gestire la crisi energetica che grava sull’Unione europea. È ormai certa “l’introduzione di razionamenti obbligatori del 5% dei consumi di elettricità durante le ore di punta nei mesi in cui i prezzi dovrebbero essere più alti, con l’obiettivo di ridurre del 10% il consumo totale mensile lordo di elettricità in ogni Paese, che comporterà la necessità di scegliere gli elettrodomestici da far funzionare, perché insieme ad esempio in quelle ore non si potranno accendere lavatrice e forno, phon e condizionatore”. (Continua a leggere dopo la foto)

Mentre il boom dei rincari dell’energia ha già portato al razionamento “volontario” e “forzato” da parte delle imprese italiane, con il caro-bollette che ad agosto ha fatto calare i consumi nazionali di corrente in Italia del 3,6% sullo stesso mese del 2021, e quelli delle aziende energivore sono crollati del 15,2%, l’Europa dimostra ancora una volta di non essere una risorsa per l’Italia ma una sanguisuga. Infatti, ogni Stato sta pensando ai suoi interessi, come sempre. E la Germania – forte di contratti diretti con la Russia che le permettono ancora di avere approvvigionamenti – punta ad ammazzare le altre economie giocando le carte che può indirizzando le scelte dell’Ue. È da leggersi in quest’ottica, infatti, il suo No al tetto europeo al prezzo del gas proposto dall’Italia. Beato chi ancora crede nell’Europa! Per fortuna sono sempre meno e tutti del Pd.

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