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R., scampata a gravi problemi di salute e con disabilità al 75%, racconta le conseguenze del Green Pass sulla sua vita

La denuncia di Roberta V. raccolta dal Paragone solleva ulteriori dubbi sulle conseguenze che il green pass avrebbe su intere categorie di persone con problemi di salute e disabilità.

Roberta V. ha 56 anni e da dieci è alle prese con quello che lei stessa definisce un “Calvario legato alla mia salute: dieci anni fa ho scoperto di avere un rarissimo tumore al seno. Mi sono sottoposta alla chemio, poi a terapie radio. Purtroppo, quando speravo di avere superato il periodo peggiore ho scoperto di avere una metastasi a una gamba”. (Continua dopo la foto)

Per curare il nuovo tumore, Roberta ha dovuto sottoporsi a un nuovo ciclo di cure, comprensive di una costosissima fisioterapia all’ospedale San Raffaele che, come lei stessa sottolinea, “gli anziani spesso non hanno la possibilità di pagare”. Per fortuna Roberta oggi sta meglio, ma ha la necessità, come molte altre persone colpite da malattie e da disabilità, di continue cure che comprendono l’uso di strutture pubbliche: nel suo caso le piscine. Il nuoto le è indispensabile per la salute della sua gamba. E qui si evidenzia un allarme che l’introduzione del green pass potrebbe provocare a molte persone appartenenti alle categorie più deboli.

“In passato”, racconta, “ho manifestato forti allergie a diversi tipi di medicinali. Per questo non posso sottopormi al vaccino anti Covid a cuor leggero. Nessuno sa dirmi chiaramente quali potrebbero essere le conseguenze se mi facessi iniettare un farmaco sperimentale, in condizioni precarie di salute e con i problemi che ho avuto nell’assumere medicine”. Nonostante questo le è stato suggerito di fare il vaccino. Lei, giustamente, non si fida. E’ nel suo diritto non mettere a rischio la sua salute e dunque ha scelto di non sottoporsi alla sperimentazione. “Perché è bene ricordare che quella contro il Covid è una sperimentazione. (Continua dopo la foto)

Nemmeno chi mi vorrebbe vaccinata può offrirmi certezze sulle conseguenze. E come me, ci sono molte persone che per le loro condizioni di salute non possono o non vogliono vaccinarsi. Si tratta quasi sempre di soggetti che hanno bisogno di frequentare palestre, piscine e altri luoghi pubblici in cui svolgere le terapie curative o conservative”. Non potendosi vaccinare, o non volendo correre rischi in assenza di certezze sulle conseguenze, queste categorie più deboli rischierebbero di non potersi curare. Sarebbe loro negato l’accesso ai luoghi pubblici per loro indispensabili.

“Oltretutto”, conclude Roberta con amarezza, “vengo attaccata perché viste le mie condizioni non mi sento di vaccinarmi. Come se dovessi giustificarmi per avere lottato con il tumore per più di dieci anni. I luoghi dove mi reco per le fisioterapie sono ipercontrollati, c’è distanziamento e continui interventi di sanificazione. Eppure per poterli frequentare dovrei sottopormi a continui tamponi, che sono molto costosi. Mi è stata riconosciuta una disabilità al 75% e per questo ricevo 275 euro al mese. Come potrei pagare quei tamponi? E come potrebbero farlo i disabili e gli anziani impossibilitati a vaccinarsi?”. 

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