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Persino Michele Santoro si è accorto della censura Rai sui vaccini

Di Gianluigi Paragone.

In questi giorni Michele Santoro è tornato alla ribalta, una zampata da vecchio leone. Lo fa innanzitutto perché ha un libro in uscita sulla mafia, e poi perché a star fuori dal giro si soffre. Avendo terminato il giro di giostra nei talk (se Vespa ci ammorba periodicamente quando esce coi suoi tomi, è giusto che pure il suo antagonista naturale lo faccia), Michelone si è aperto una finestra sfruttando l’aria pesante che si respira in tema di vaccini. Così ha detto una verità scomoda ma attuale: in Rai e generalmente in televisione non c’è spazio per il dissenso. Porta a Porta è un club dove si entra se sei iscritto al circolo di Brunetto, la Berlinguer addirittura non può fare a meno dei giornalisti che raccontano panzane per tagliare la fila, e in generale le trasmissioni «politiche» sono controllate dal Palazzo, ieri da Casalino oggi dallo spirito santo draghiano. Domenica scorsa Santoro ha puntato nuovamente l’indice contro questa censura sottile nel salotto di Lucia Annunziata (anche lei ormai allergica alle voci di opposizione) in un duetto che sembrava recuperato dalle teche e che forse proprio per questo valeva la pena di essere visto. Un duello salernitano, con armi antiche di riti di militanze amarcord; un duello tra due «padroni» della televisione. «In tv e nei telegiornali non date spazio a chi critica i vaccini, ma solo agli scienziati che sembrano dio» sbraitava l’ex mangiafuoco di Annozero. «Mi vuoi dare lezioni perché non hai più una trasmissione?», replicava la padrona di In Mezz’Ora.

Il tema della censura ovviamente esiste e mi viene da dire: benvenuto Michele Santoro. Ma prima dov’eri? Prima del libro, intendo. Perché io, per esempio, questo tema lo sto portando in Parlamento da un anno, sollevo questioni attraverso interrogazioni cui il ministro «rosso» Roberto Speranza non risponde. Partecipo alle trasmissioni andando a mani nude contro il parterre di dei, semidei e mezzestelline (ormai la vanità di Bassetti sui social lambisce l’infantilismo più che il narcisismo) che in un anno di pandemia hanno detto tutto e il suo contrario. È un anno che insomma quattro gatti (II Tempo è tra questi) sollevano il tema. E contro di noi o c’è il bavaglio della Rai di Stato o c’è il manganello dei dotti con le etichette del menga. A Milano, domenica, c’stata una grande manifestazione di medici che richiamavano l’importanza delle cure domiciliari: come mai zero copertura? Perché era a Milano? Perché il regime di viale Mazzini non vuole? La Rai ormai ha perso la sua connotazione di televisione pubblica pagata col cannone di tutti, e si comporta da televisione di Stato con verità di Stato. Il dibattito non è ammesso se non per i vaccinati al culturalmente corretto. Nessun confronto nonostante le decine e decine di talk. Allora domando: a cosa serve la commissione di Vigilanza?

Presidente Barachini, convochiamo i vertici (Ad e direttori di rete e di testata) così da fare un tagliando sullo stato di salute di Rai-Regime. Lo abbiamo fatto sulle polemiche sollevate da Fedez rispetto al ddl Zan (e questo la dice lunga sulle tossine in viale Mazzini), su altro vietato? Come membro di vigilanza voglio sapere quanto tempo e con quale imparzialità di trattamento è stato concesso a un dibattito scientifico ma anche politico (è il Parlamento che fa le leggi) sui vaccini, su una obbligatorietà di fatto, sul rispetto delle regole di ingaggio. Lo so che in un Paese dove i lavoratori vengono licenziati dai Padroni nel silenzio del governo perché postano un invito a guardare una fiction televisiva (a Taranto, alla ex Ilva quelli bravi di Arcelor Mittal fanno questo), aprire una riflessione sulla libertà di parola è troppo. Però francamente ci siamo stufati della censura sottile per chi contesta l’Europa, Draghi, i vaccini, il potere delle multinazionali e tutto quanto oggi ha preso il posto dello Stato. Ci sono datori di lavoro che mandano richiami a chi non si è vaccinato o addirittura a chi rifiuta di rispondere. Pertanto, gentile amministratore delegato della Rai e gentile presidente della Commissione di Vigilanza, aprite le finestre e fate uscire l’odore di muffa che si respira nei Palazzi. Un po’ di democrazia non fa male. O siete allergici?

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