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Paragone: “Queste non sono riaperture: così il mondo imprenditoriale non può lavorare”

Il leader di ItalExit Gianluigi Paragone, che proprio oggi ha annunciato la sua candidatura a sindaco di Milano, prima di entrare a ieri a Palazzo Madama ha rilasciato alcune dichiarazioni all’agenzia Vista sul mondo della ristorazione, che lui ha difeso in prima persona fin dall’inizio della pandemia. Paragone ha lanciato un duro attacco al governo per come ha gestito e sta gestendo le riapertura. Un governo totalmente scollato dalla realtà che sembra non capire e non conoscere le reali esigenze degli imprenditori e dei lavoratori. “Facciamo i conti con il calendario, siamo a fine maggio: ci mancava solo che tenessero le restrizioni come le abbiamo conosciute fino ad adesso…”, esordisce Paragone. (Continua a leggere dopo la foto)

“E sono restrizioni con cui comunque dobbiamo fare i conti. Oltre a una riapertura che si allunga in termini di orologio, le caratteristiche delle riaperture sono molto restrittive. Io sento il mondo dei balneari, dei ristoratori, dei locali e delle palestre che dicono che se questo è il concetto che hanno delle riaperture… noi attività di impresa non la facciamo”. Queste le parole del senatore che arrivano dritte dritte al governo. (Continua a leggere dopo la foto)

Invece, annunciando la sua candidatura a sindaco di Mialno, durante il programma Omnibus, Paragone ha detto: “Ho deciso di farlo perché per troppo tempo ho assistito e sto assistendo a una sua mutazione della città. Anche se Milano è considerata quella con meno problemi, in realtà non è così”. Una Milano in crisi, per Paragone, con “l’aumento delle code alla mensa della Caritas”, e con “il boom dei nuovi poveri” che danno “la fotografia di un degrado, di uno scivolamento del famoso ceto medio verso posizioni più basse”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il fondatore di Italexit ha raccontato quali sono i maggiori problemi che attanagliano il capoluogo lombardo: “C’è un sistema parallelo a quello dello Stato che si è innervato nella grande metropoli. Pensate ai fondi speculativi che sono di fatto i proprietari delle nuove urbane e residenziali o alle multinazionali che hanno comprato i centri cittadini trasformandoli in un’unica vetrina, dove le identità si perdono”. Ma non solo: “Guardiamo anche – precisa – a come le mafie stanno riciclando il loro denaro negli esercizi commerciali in difficoltà a causa della crisi economica”.

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