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Non c’è Speranza con un ministro così alla Salute

di Gianluigi Paragone.

Difendere il ministro Speranza può diventare una disciplina olimpica di estrema difficoltà dove l’attitudine alla rampicata e la resistenza nella maratona aiutano a eccellere. Per meritare il podio però occorre un ulteriore passaggio: vincere la gara che conta, ossia difenderlo apertamente. In parlamento con un voto. A costoro offriremo la possibilità di aggiudicarsi la medaglia d’oro nello Sperathlon, la difesa a oltranza del sinistro ministro. Con l’appoggio di Fratelli d’Italia e dei colleghi di Alternativa C’é, Italexit è pronta a depositare una mozione di sfiducia individuale. Loro faranno altrettanto e faremo fronte compatto, perché la medaglia d’oro nello Sperathlon non la vogliamo, anzi da questo pessimo ministro vorremmo proprio liberare gli italiani.

Cos’altro infatti deve accadere perché il portabandiera di Liberi e Uguali si tolga di mezzo? Cos’altro? Dalle mascherine ai vaccini, dalla difesa di Ranieri Guerra a quella di Arcuri, l’incapacità di tale funzionario di partito è abbondantemente sotto gli occhi di tutti. Eppure è lì.

Chi lo difende ancora dovrà pertanto ammetterlo attraverso un voto in parlamento, di fronte agli italiani. Sì o no, il resto viene dal demonio. Cosa faranno quei pezzi della maggioranza che giocano a tenere il piede in due scarpe? Lo dirà il pallottoliere, che condannerà eventuali posizioni astensioniste alla Ponzio Pilato.

Il 28 gennaio 2021 – abbiamo scritto nella mozione di sfiducia – il Ministro della salute è stato sentito dalla procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta sulla pandemia e circa il mancato aggiornamento del Piano pandemico, come persona informata sui fatti; così come è notizia recente che la stessa Procura abbia acquisito alcune conversazioni telefoniche scritte, risalenti al maggio 2020, fra Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del comitato tecnico scientifico, aventi ad oggetto il rapporto “An unprecedented challenge – Italy’s first response to COVID-19” realizzato da un gruppo di studiosi dell’OMS con sede a Venezia, diretto da Francesco Zambon, in cui la gestione della pandemia da parte dell’Italia veniva considerata “improvvisata, caotica e creativa” anche per l’assenza di un adeguato Piano pandemico. Anche su questo piano Speranza non ha mai risposto alle interrogazioni da me presentate.

Nelle medesime conversazioni si faceva riferimento anche al Capo di Gabinetto del Ministro della salute, Zaccardi, che avrebbe chiesto di non conferire rilevanza mediatica al documento. Non solo. Dopo un incontro fra Guerra e Zaccardi, il primo scriveva infatti a Brusaferro: “Cdg (Capo di Gabinetto) dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla. Se entro lunedì nessuno ne parla vuol farlo morire. Altrimenti lo riprendiamo assieme. Sic”.

Tutto questo – in un paese che in nome dell’emergenza sta distruggendo l’economia senza mettere al riparo i cittadini – basterebbe per un atto di dimissioni spontanee, ma a quanto pare non è così. Speranza resiste, con l’appoggio di Draghi e della maggioranza, persino di fronte al caos vaccini (come poteva essere altrimenti quando l’allegra campagna partì sotto il segno di hub petalosi e atti secretati).

Ora è il momento di gettare la maschera, l’Italia sta pagando un prezzo troppo caro. Un ricercatore dell’Oms onesto e capace, Francesco Zambon, si è dovuto dimettere per difendere la propria integrità, gesto che invece i “protagonisti” dei Palazzi si guardano bene dal fare. Anzi, coi loro silenzi impediscono di fare luce sull’ultimo drammatico anno. E allora mi domando: chi ancora difende Speranza sfregia il comportamento più che rispettoso che i cittadini hanno tenuto, chiusure e lockdown inclusi. Ora basta, giù la maschera.

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