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No pasaran! Difendere la Costituzione dall’attacco del DDL Zan

di Lorenzo Borrè, avvocato

Se l’art. 3 della Costituzione, laddove cita le “condizioni personali”, si riferisse all'”identità di genere” e cioè “all’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso”, allora i 9/10 dell’articolato del DDL Zan sarebbero superflui: parificare l’appartenenza biologica ad un determinato sesso (maschile o femminile) all’identità di genere è invece un’operazione chiaramente ideologica o, come direbbe Engels, l’elaborazione di una sovrastruttura dell’ideologia liquida della Forma Capitale.

L’equiparare forzatamente, per legge, situazioni ontologicamente diverse non corrisponde affatto al principio di uguaglianza e tantomeno a quello di libertà e non tutela alcun diritto civile, anzi: l’abuso della parola “diritto” è indice di una perdita di libertà, come rilevava già Confucio: se i nomi non sono corretti, se non corrispondono alla realtà, il linguaggio è privo di oggetto. Se il linguaggio è privo di oggetto agire diventa impossibile e quando le parole perdono il loro significato, le persone perdono la propria libertà.

E di ciò si trova una premonizione nel dettato dell’art. 4 del DDL Zan, che lascia all’arbitrio interpretativo del Giudice il valutare se una condotta non tipizzata possa essere discriminatoria o meno, lasciando così che la volontà del Legislatore sia surrogata da quella del suo interprete. Le leggi che difendono, in principio, la dignità delle persone e la loro i uguaglianza di fronte alle norme già ci sono: qui siamo in presenza di un tentativo di destrutturare per via normativa lo statuto antropologico fondato sulla distinzione (ma nella parità dei diritti e dei doveri) tra femminile e maschile. Gli effetti aberranti già li vediamo negli Stati Uniti, dove la corsa verso il baratro (delle vere disuguaglianze) è avanti di almeno un decennio. E’ in atto un formidabile attacco giuridico e ideologico alle libertà costituzionali che non ha precedenti nella storia repubblicana, il motto dei parlamentari liberi e libertari sia dunque: NO PASARAN!

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