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Morti sul lavoro, in Italia 8 aziende su 10 non sono in regola (e i controlli sono pochissimi)

C’è voluta la morte di una ragazza di soli 22 anni, Luana D’Orazio, per ricordare alla politica che in Italia c’è un’emergenza quanto mai attuale, quella delle morti sul lavoro, di cui nessun tg parla, tutti concentrati sulla pandemia combattuta dal governo chiudendo gli italiani in casa. Un dramma dai numeri sempre più inquietanti, quelli diffusi in queste ore dai sindacati: soltanto nel primo trimestre del 2021 le vittime sono state infatti 185, in crescita rispetto agli anni scorsi. Anche se, finora, la cosa non sembra interessare i nostri parlamentari.

Morti sul lavoro, in Italia 8 aziende su 10 non sono in regola (e i controlli sono pochissimi)

Tra i tanti allarmi lanciati in queste ore c’è quello di Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil, attraverso le pagine del Fatto Quotidiano: “Oggi parlano tutti, domani passino alla pratica. Servono fatti che permettano ai lavoratori di essere sicuri di tornare a casa la sera. Le leggi ci sono, il Testo unico del 2008 è stata una conquista. Ora bisogna investire nella formazione e nei controlli”. Anche su questo fronte, infatti, i numeri sono impietosi: il tasso di irregolarità riscontrato dall’Ispettorato nazionale del lavoro, che ha ispezionato 10 mila aziende nel corso del 2020 per verificare il rispetto delle norme di sicurezza, è addirittura del 79,3%.

Dati che, purtroppo, non dovrebbero sorprendere: stando all’Inail, infatti, dal 2015 gli incidenti mortali non sono mai scesi sotto quota 1000 l’anno. Secondo l’ultimo aggiornamento, che comprende i decessi per Covid contratto sul lavoro, nei primi tre mesi del 2021 le denunce di infortunio sono state 128.671 e i casi mortali 185, 19 in più rispetto ai 166 del primo trimestre 2020. Il record negativo resta al Sud, con 58 decessi, 47 al Nord Ovest e 38 al Nord Est. E se la pandemia non avrebbe portato a un aumento dello smart working, probabilmente saremmo di fronte a statistiche ancora peggiori.

“Occorre attivarsi – ha spiegato Dettori – perché la prevenzione diventi una certezza. Cosa che a volte nelle aziende piccole come quelle in cui è avvenuto l’incidente di lunedì non succede perché non sono tenute ad avere al loro interno un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: dev’essercene uno a livello territoriale, ma a Prato non era stato eletto. Morire sul lavoro non è destino, è il risultato di carenze nelle misure di sicurezza e a volte di stress e fatica causati da problemi organizzativi”.

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