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Morti post vaccino, lo studio choc della Fondazione Hume: “Ecco i veri numeri”

Mentre le tv e i giornali di sistema continuano nella loro narrazione a senso unico, viene pubblicato un ulteriore prestigiosissimo studio sugli effetti avversi del vaccino, con alcuni dati davvero sconvolgenti. La Fondazione Hume, infatti, ha presentato risultati choc: i morti post iniezione superano quelli di qualsiasi campagna vaccinale precedente, con picchi tra i giovanissimi. Come scrive Daniele Capezzone su La Verità, lo studio di Mario Menichella, divulgatore scientifico impegnato con la Fondazione David Hume guidata da Luca Ricadi, è frutto di molti mesi di ricerca ed è corredato da una bibliografia enorme. “Il punto di partenza è quello dell’analisi dei vari database relativi agli eventi negativi. E qui arriva la prima notizia preoccupante, che Menichella ricava dal Vaers (il database Usa), che mostra tra l’altro una impressionante convergenza rispetto al database del Regno Unito”. E cosa si ricava? (Continua a leggere dopo la foto)

Purtroppo, una notevolissima crescita dei morti post vaccino Covid rispetto alle altre vaccinazioni. Dice Menichella: “Poiché i morti negli Usa segnalati al Vaers nella campagna antinfluenzale 2019-2020 sono stati circa 45 su 170 milioni di vaccinati (lo 0,26 di morti per milione di abitanti), la mortalità da vaccini antinfluenzali è stata di circa 0,26 morti per milione di dosi. Viceversa, poiché i morti segnalati in relazione ai vaccini anti Covid negli Usa sono stati, dal 14 dicembre 2020 al 19 febbraio 2021 (circa 2 mesi), 966 su 41.977.401 dosi somministrate, l’incidenza è stata di circa 23,0 casi per milione di dosi. Dunque, i morti in eccesso prodotti dai 2 vaccini anti Covid Pfizer + Moderna sono stimabili in (23,0-0,26=) 22,7 morti per milione di dosi somministrate”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Vorrei sottolineare”, aggiunge Menichella, “che questo risultato è molto ‘solido’, poiché (primo) la platea dei vaccinati per l’antinfluenzale è composta per lo più da anziani, quindi in realtà se si facessero le correzioni per età il rapporto in questione risulterebbe ancora più grande; (secondo) entrambe le vaccinazioni sono state fatte a una platea vastissima (decine di milioni di persone), perciò l’errore statistico risulta essere del tutto ininfluente”. Alla ricerca di una conferma in Uk, Menichella l’ha purtroppo trovata: “Il risultato è stato che, nel Regno Unito, si sono avuti 21,2 morti per milione di dosi con Pfizer e 28,3 con Astrazeneca. Un buon accordo, quindi, con il dato statunitense di 22,7 morti per milioni di dosi con Pfizer più Moderna, il che rafforza la fiducia nell’attendibilità dei dati trovati e nei due database”, con-clude. (Continua a leggere dopo la foto)

Ad aggravare il quadro, chiosa Menichella, c’è il fatto che “i database segnalano solo gli effetti avversi verificatisi nel giro di un certo numero di giorni dalla vaccinazione, non gli effetti verificatisi successivamente, quindi a medio o a lungo termine”. In Italia, come abbiamo più volte denunciato anche noi, ad esempio non c’è farmacovigilanza attiva, quindi non ci sono dati attendibili sui morti post vaccino (caso strano…). Menichella poi conferma con i numeri il fenomeno delle trombosi di nuovo tipo, le mio-pericarditi e l’aumento enorme dell’incidenza di infarti e ictus. Non solo: Menichella si sofferma anche sulla variazione della mortalità della popolazione più giovane (under 5o). (Continua a leggere dopo la foto)

Menichella, sintetizzando la ricerca alla Verità, parla di “un picco di morti in eccesso proprio in corrispondenza temporale con la loro vaccinazione. Nel caso israeliano l’aumento è notevole, corrispondente a quello che si osserva in una guerra. La cosa è confermata dai dati di Inghilterra, Galles, Ungheria e altri 23 dati europei. Se si guarda l’eccesso di mortalità della classe 0-14 anni nel 2021, si vede che a inizio anno addirittura diminuisce, ma poi a un certo punto si inverte e sale notevolmente in corrispondenza della vaccinazione di massa di quella classe di età. Via via che ci si sposta verso classi di età più grandi, la correlazione fra i due andamenti risulta essere via via minore e, per gli over 75, sembra invertirsi (cioè sugli anziani la vaccinazione riduce la mortalità, come ci si aspetta). Questa correlazione crescente, al diminuire dell’età, fra eccesso di mortalità osservato e campagna vaccinale della classe di età considerata, è in ottimo accordo con i dati diffusi dall’Aifa fin da gennaio, che mostrano come l’incidenza degli effetti avversi aumenti via via al calare dell’età: in altre parole, sono scarsi negli anziani, che hanno un sistema immunitario molto debole, mentre sono sempre più frequenti via via che l’età si abbassa, in quanto i più giovani hanno un sistema immunitario molto più forte”. (Continua a leggere dopo la foto)

E il governo invece preme per la vaccinazione dei più giovani. Menichella aggiunge una considerazione delicata. Scrive ancora il ricercatore: “Sia la malattia naturale sia i vaccini hanno in comune la proteina spike, che è responsabile in entrambi i casi degli effetti prodotti, sebbene solo ora si comincino a capire in dettaglio i processi coinvolti. Quindi, ora iniziamo ad avere non solo sempre più forti segnali di una correlazione fra morti e vaccini, ma anche un sempre più chiaro e plausibile meccanismo causale. La questione sta diventando così importante che non si può nascondere sotto il tappeto come la polvere”. Conclude Menichella: “La vaccinazione degli over 50 ha sicuramente senso (poiché il 99% dei morti per Covid sono over 50), quella delle persone giovani e dei bambini andrebbe fermata”.

Qui lo studio completo.

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