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Marocco, la megalopoli del pomodoro che minaccia (con la complicità dell’Europa) le aziende italiane

Da anni i rappresentanti del settore lanciano allarmi sulle storture economiche e di mercato che girano attorno alla compravendita del pomodoro. Recente è la notizia che abbiamo riportato sul sequestro di ben 821 tonnellate di pomodoro proveniente dall’Egitto. La merce è stata bloccata perchè contaminata da pesticidi e nociva per la salute umana: il livello di composti chimici risultato dalle analisi era superiore ai limiti.

L’Unione europea è colpevole di quanto sta accadendo nell’eurozona al riguardo perchè consente l’importazione di prodotti di pessima qualità. La globalizzazione e la mancanza di una rigorosa regolamentazione stanno mettendo a rischio non solo la qualità e la sicurezza dei prodotti che arrivano nelle nostre tavole, ma anche le aziende produttrici della nostra bellissima penisola. (Continua dopo la foto)

“Per salvare l’agricoltura italiana bisogna uscire subito dall’Unione europea”, sottolinea il sito i nuovivespri.it da cui riprendiamo la notizia. Tutti quei Paesi il cui costo di produzione è bassissimo, grazie allo sfruttamento della manodopera (i lavoratori vengono trattati come schiavi), oppure per il ricorso scorretto di pesticidi che invece tanti occidentali hanno bandito perché dannosi alla salute, rappresentano concorrenza sleale e dannosa per le nostre aziende.

 In un articolo pubblicato da ITALIAFRUT NEWS viene raccontato di come il Marocco sta organizzando la produzione del pomodoro per metterne in ginocchio la produzione in Europa. Parliamo di una grandissima distesa di coltura del pomodoro nel Sahara Occidentale, in un perimetro di circa 70 chilometri intorno alla città di Dakhla. In quest’area del Marocco “il pomodoro viene prodotto violando i diritti fondamentali del popolo saharawi, al quale vengono usurpate le loro risorse naturali locali come la terra e l’acqua”. (Continua dopo la foto)

Nel 2019 il quantitativo di pomodoro marocchino entrato nel mercato europeo ha raggiunto il suo massimo con un totale di “481.669,04 tonnellate”; quantitativo che rispetto al 2021 è è cresciuto di “due volte e mezzo”. L’Unione europea è consapevole di tutto questo, ma non alza un dito. È tempo di difendere le nostre aziende e la produzione dei nostri prodotti di eccellenza.

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