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Il governo rimanda a casa 376 boss. “Capolavoro” di Bonafede, e la mafia festeggia

La mafia stappa lo spumante. Sono infatti 376 i mafiosi e i criminali mandati ai domiciliari per motivi di salute e rischio Covid. Continua a infiammare il dibattito pubblico questa decisione apparsa a molti più che ingiusta. E oggi Repubblica riporta una lista riservata che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha inviato solo mercoledì scorso alla commissione parlamentare antimafia che l’aveva sollecitata più volte al capo del Dap Francesco Basentini, il quale alla fine si è dimesso, travolto dalle polemiche per le scarcerazioni. “Una lista – scrive Salvo Palazzolo sul quotidiano – che preoccupa anche i magistrati delle procure distrettuali antimafia, dalla Sicilia alla Lombardia, che continuano ad opporsi al ritorno dei boss nelle loro abitazioni, sollecitando piuttosto il trasferimento in centri medici penitenziari, che per altro sono strutture di eccellenza della nostra sanità”. La mafia ora rischia di riorganizzarsi e fare paura.

“Il diritto alla salute è sacrosanto – hanno ribadito nei giorni scorsi i pm di Palermo in un’udienza in cui si discuteva dell’ennesima richiesta di scarcerazione – ma i domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità”. Perché resta forte il rischio che i mafiosi continuino a comunicare con il clan. Soprattutto quando così tanti, all’improvviso, si ritrovano nel proprio territorio. L’elenco pubblicato da Repubblica è riservato e svela che, ad esempio, adesso si trova ai domiciliari uno dei boss più pericolosi: “Antonino Sacco, l’erede dei fratelli Graviano, gli uomini delle stragi del 1992-1993. Per i magistrati faceva parte del triumvirato che ha retto di
recente il potente mandamento di Brancaccio”.

Ai domiciliari è tornato anche Gino Bontempo, uno dei padrini della mafia dei pascoli che fino a gennaio dettava legge. Si legge ancora su Repubblica: “Ai domiciliari per motivi di salute è tornato anche Francesco Venrici, uno dei principali broker del traffico internazionale di cocaina che trattava direttamente con i narcos colombiani. Come un altro manager a servizio della ‘Ndrangheta, Fabio Costantino, della famiglia Mancuso. Alcuni detenuti stanno scontando una condanna definitiva, dunque la decisione è stata del tribunale di sorveglianza. Altri sono ancora in attesa di giudizio. Su questi il ministero della Giustizia non ha alcuna competenza, tutte le valutazioni spettano a gip, tribunali e corti d’appello”.

Dal 41bis, per ora, sono usciti in tre: il camorrista Pasquale Zagaria, il boss della mafia Francesco Bonura, lo ‘ndranghetista Vincenzo Iannazzo. “La lista arrivata alla commissione parlamentare antimafia svela anche un altro numero destinato ad alimentare le polemiche di questi giorni: per 63 detenuti dell’Alta sicurezza sono stati i direttori degli istituti penitenziari a sollecitare la magistratura ad adottare provvedimenti, così come disponeva la circolare del Dap del 21 marzo, quella che voleva preservare i detenuti con alcune patologie dal rischio Covid. E in assenza di un piano di trasferimenti predisposto dal Dap nei centri medici penitenziari, i giudici non hanno potuto far altro che disporre i domiciliali per tutti”.

E ora resta quell’elenco dei 376. Dietro ogni nome, le storie di uomini e donne con problemi di salute e il loro diritto a essere guariti. “Ma anche le storie dl uomini e donne che hanno segnato le pagine più drammatiche delle nostre città. Nella lista adesso al vaglio dell’ Antimafia ci sono soprattutto i nomi di chi continua a conservare tanti segreti. Ognuno di questi uomini torna a casa con i suoi segreti nascosti ai magistrati su patrimoni mai trovati, su relazioni mai scoperte. I segreti che potrebbero diventare il terreno della riorganizzazione della mafia”.

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