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Regionali, il M5S nei guai. Dal Veneto alla Toscana si prevede una debacle

Il Movimento 5 Stelle non esiste più. Se non è bastato vederli allearsi prima con Salvini e poi con Renzi e il Pd; se non è bastato vederli dire prima No e poi Sì al Tap, alla Tav, al doppio mandanto, alle rielezioni, agli accordi di palazzo e al poltronismo; se non è bastato vederli dire prima No e poi Sì a questa Europa, all’Euro e al Mes, allora arriveranno le elezioni a confermare la fine di un progetto politico e, per qualcuno, di un sogno. Alle porte per il M5S c’è infatti il tracollo delle regionali, che non coglierà nessuno dei vertici di sorpresa. Semplicemente perché già lo sanno e continueranno a far finta che non sia successo nulla. Ma qualcosa sarà successa eccome. Non è un caso, infatti, che il partito Italexit di Paragone stia raccogliendo molto consenso soprattutto da quegli elettori grillini che si sono sentiti traditi dal Movimento, il quale si è completamente snaturato rispetto alle sue origini.

I consensi rispetto a cinque anni fa verranno dimezzati, e il M5S si illuderà di esistere ancora, di contare. Ma l’unica speranza che avrà, sarà quella di continuare a fare il cagnolino al guinzaglio del Pd. La realtà è che il Movimento non ha più né un’identità né prospettive. Come spiega molto bene nella sua analisi Valerio Valentini, in un pezzo pubblicato su Il Foglio, “in Liguria, per dire, c’è perfino chi pensa che Andrea Orlando l’abbia pianificato, l’autosabotaggio, per poter poi aprire il rodeo verso il congresso del Pd: perché lui, che del partito è vicesegretario, nella sua terra l’accordo ha saputo farlo col M5S, ma quello che doveva essere il preludio al connubio giallo-rosso anche in altre regioni è rimasto una frase sospesa sulle illogicità grilline e le timidezze del Nazareno”.

“Se prendiamo meno della lista Sansa, ci diamo tutti all’ippica”, s’è sfogato coi compagni di governo Vito Crimi, fissando una linea di galleggiamento assai modesta. Perché la lista di Sansa è accreditata di un 6-7 per cento, nei sondaggi di queste ore. Possibile che il M5S, nella terra di Beppe Grillo, faccia peggio? “Possibile – spiega Valentini – a giudicare dai pronostici che, sulla provincia di Imperia, danno i grillini intorno al 3 per cento”. Di quel 24 per cento raccolto alle regionali di cinque anni fa, restano poche briciole”. In Toscana invece il M5S 5 anni fa prese il 15%, ora esulterebbero per arrivare almeno alla metà”.

E in Campania? “Lì il M5s ambisce a superare il 15 per cento, col suo simbolo, ma con la candidata Valeria Ciarambino, amica d’infanzia di Luigi Di Maio, pomiglianese doc e dunque padrona indiscussa del Movimento locale, che a stento arriverà al 10. L’ultimo sondaggio nelle mani dei grillini napoletani fotografa l’effetto del voto utile, quasi tutto dirottato verso Vincenzo De Luca. E anche in vi-sta delle amministrative di Napoli, l’anno prossimo, l’unica via possibile è quella di un accordo col Pd”.

Sono più profonde, invece, le fratture nelle Marche. Scrive ancora Valentini: “Qui, saltato l’accordo col Pd, è saltato pure il M5s. Così, il M5s nelle Marche ambisce a ottenere almeno un terzo di quel 21 per cento raccolto tre anni fa. Sarebbe invece un successo, per i grillini veneti, raggiungere il 5 per cento, e tanto basta a testimoniare dello stato di salute del grillismo nel nord-est”. Insomma, il futuro del M5S è con il Pd, quindi un non-futuro. L’unica speranza, per chi conserva ancora i valori fondanti, è fare quello che stanno facendo già in molti: sposare il progetto di Paragone.

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