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Lotta al contante (con i soldi dei contribuenti) mentre le imprese implorano liquidità. L’assurda ricetta di Conte

A partire dal prossimo dicembre, in Italia sarà attivo il “Sistema Cashback”, un’altra ‘trovata’ di questo governo per combattere l’utilizzo del contante, promuovendo quello dei pagamenti elettronici, che avrebbe come scopo ultimo quello di debellare condotte illegali e illecite, in primis la micro evasione fiscale. L’efficacia della misura in questione è equiparabile a quella riscontrata con tutti i bonus a pioggia, ovvero di una indiscutibile inutilità. 

Nella sostanza il sistema cashback consiste in rimborsi di denaro sugli acquisti di beni e servizi cumulati durante un intervallo temporale. Per il rimborso pertanto viene considerato il numero di transazioni eseguite con pagamenti elettronici nel corso del semestre. Consumerismo, da cui riprendiamo i dati, spiega: “Si determina un rimborso standard pari al 10% dell’importo speso, nel limite di 150 euro a transazione, purché si siano effettuate minimo 50 operazioni nel semestre di riferimento. Dunque il bonus ammonterà a 15 euro per singola operazione. Il tetto massimo di spesa è di 1.500 euro a semestre (3.000 euro all’anno), specificando che per importi di spesa superiori si potrà candidare al programma solamente la quota fino a 150 euro.  Quindi il rimborso massimo ottenibile è fissato a 150 euro su base semestrale (300 euro su base annuale)”. 

Mettendo un attimo da parte l’aspetto per il quale questo metodo non possa considerarsi risolutorio nella lotta all’evasione fiscale, emerge un grande paradosso. Proprio adesso che l’economia reale urla sofferenza e implora liquidità, proprio adesso che imprese, artigiani, ristoratori, commercianti sono paralizzati, loro impiegano risorse (soldi pubblici dei contribuenti) per la lotta al contante, nello specifico, per premiare chi effettua pagamenti elettronici. Invece di far partire un giubileo fiscale, perchè tanto non ci sono i soldi per pagare le tasse, promuovono questo genere di misure e pensano semplicemente di risolvere le sofferenze facendo slittare le scadenze fiscali. 

Perché invece di tartassare i piccoli e medi imprenditori non li aiutano davvero a superare questa paralisi che loro hanno provocato, con incapacità e mancanza di gestione? Perché non pongono la stessa attenzione verso la grande evasione fiscale, quella che vede coinvolte le grandi multinazionali, come quelle che operano su internet e su cui la pressione fiscale è infinitamente più ridotta, se non nulla? Perché non combattono la grande ingiustizia che ammette all’interno dell’Europa l’esistenza dei cosiddetti paradisi fiscali? È evidente che sia così perchè vengono protetti e mantenuti solo gli interessi di alcuni a discapito di altri. E fintanto che le cose non cambieranno loro saranno complici. Altro che promozione dei pagamenti elettronici (per combattere l’evasione) che, guarda caso, fanno bene solo alle Banche.

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